{{IMG_SX}}Roma, 3 giugno  - "Il Parlamento è sovrano, deciderà secondo coscienza e secondo buonsenso. La mia personale visione è che non si posa pensare di perseguire qualcuno per una permanenza non regolare nel nostro Paese, arrivando a condannarlo per questo reato con una pena. Invece, questa situazione della clandestinità può essere un aggravante nei confronti di chi commette reati previsti come tali dal codice penale". Lo afferma il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sull'ipotesi di introdurre il reato di immigrazione clandestina.

 

LA REPLICA DELLA LEGA

La posizione di Berlusconi, che nella conferenza stampa con Sarkozy ha parlato di clandestinità come aggravate e non come reato, rischia "di deludere i milioni di persone che hanno votato per la nostra coalizione e che devono continuare ad avere piena fiducia nella nostra coerenza". Lo dice a Affaritaliani.it l'eurodeputato del Carroccio, Mario Borghezio, che aggiunge: "Rinunciare all'impostazione data dal ministro Maroni e dall'intero governo, dietro ai tentativi di intimidazione che sono arrivati soprattutto dall'estero, sarebbe un cedimento molto difficile da far comprendere ai nostri elettori. I quali non sono razzisti e xenofobi, ma hanno le idee molto chiare su quale sia la causa maggiore dell'insicurezza nelle nostre città e nei nostri paesi".

 

Borghezio sottolinea: "Il presidente del Consiglio, che è una persona che conosce bene il mondo e l'Europa, dovrebbe maggiormente tenere in considerazione il fatto che paesi di sicura tradizione democratica e assolutamente non sospettabili di xenofobia e di razzismo, come ad esempio Francia e Gran Bretagna, se lo tengono ben saldo" il reato di clandestinita.

 

"Questo principio - conclude Borghezio - non trova alcuna controindicazione nella nostra Costituzione e neanche nel Trattato di Lisbona, quindi non si vede proprio per quale motivo dovremmo rinunciare a un antidoto formidabile e assolutamente indispensabile per ridare sicurezza e tranquillità ai nostri cittadini. Berlusconi ricordi una massima di Niccolò Machiavelli: non si governano gli stati con i Paternostri".

 

CALDEROLI

L'obiettivo del reato di clandestinità "non è certo il riempire le carceri di clandestini ma il trovare uno strumento adeguato che ne consenta l'allontanamento in tempi certi e rapidi". Lo sottolinea il leghista Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa.

 

Spiega Calderoli: "La previsione di un reato di immigrazione clandestina non è certo finalizzata a mettere in galera tutti coloro che lo dovessero commettere, ma è finalizzata ad ottenere due obiettivi: il primo, di carattere preventivo, è quello di dare un messaggio che disincentivi chi intende partire e di conseguenza gli ingressi irregolari, il secondo, di carattere repressivo, non è tanto il periodo di carcere quanto una misura che pesa ben di più per l'irregolare ovvero l'espulsione immediata dopo la sentenza".