C'è qualcosa di profondamente masochistico nel modo in cui l'Inter continua a farsi del male e a volersi male. Fra la società e Mancini è finita a pesci in faccia. E passi. Nel comunicato di lcenziamento non c'è una parola di gratitudine nei confronti del tecnico che, dopo Helenio Herrera, sulla panchina nerazzurra ha vinto più di tutti.

E passi anche questa. E' tutto il resto che è inaccettabile. E' la rimozione forzata di Mancini. E' il tenore sprezzante di quelle righe che demoliscono il piedistallo costruito da Moratti per issarvi l'allenatore da lui scelto, ingaggiato e confermato sino al 2012, in cambio di 6 milioni di euro netti all'anno. E' lo stile irriconoscibile e irriconoscente che ci ostiniamo a pensare non possa appartenere ad un signore come Massimo Moratti. Se l'hanno consigliato, l'hanno consigliato male. Se non l'hanno consigliato, è ancora peggio.

Va bene tutto. Va bene che in questo mondo la convinzione generale è che per ogni cosa c'è un prezzo e che conta soltanto il denaro. Ma, vivaddio, da un galantuomo come Moratti un numero del genere non ce lo saremmo mai aspettato. Quando un rapporto va in frantumi, le ragioni e i torti non sono mai tutte dalla stessa parte. Il presidente dell'Inter è libero di assumere e licenziare tutti gli allenatori che vuole: paga di tasca sua e ci mancherebbe altro che ci si permettesse di sindacare sulle sue scelte. Ma è la sostanza, che poi è anche forma, di questa pessima storia a sbigottire.

Al tempo di Calciopoli, Moratti ha rivendicato l'unicità del suo club, ne ha sottolineato a più riprese i valori morali che lo caratterizzano. E adesso, pur di sbarazzarsi di Mancini ad ogni costo, non c'è stata nessuna esitazione a bastonarlo, tirando in ballo persino le intercettazioni fra il licenziato, Mihajlovic, Salsano, Zanetti, Materazzi, due funzionari, Altobelli e il sarto Domenico Brescia, definite dagli investigatori di alcuna rilevanza penale. Con la catastrofe mediatica che in tre giorni ha oscurato il terzo scudetto consecutivo dell'Inter nell'anno del centenario (!); ha trasformato l'Antipatico d'Italia in un martire; ha rallegrato il Milan che vede passare sottotraccia il fiasco della mancata qualificazione alla Champions, le infinite pene di mercato (la stucchevole vicenda Ronaldinho; la grana dei portieri che in tre non ne fanno uno titolare; la difesa e il centrocampo da rafforzare non si sa con chi; l'aut aut di Piersilvio Berlusconi che annuncia l'austerità a Galliani). Caro Moratti, l'Inter non merita questo strazio. Lei che ama l'Inter così tanto, è il primo a saperlo. E a non poterlo sopportare.