{{IMG_SX}} L’ALBANESE ucciso in quel di Fucecchio era sicuramente un pessimo soggetto: clandestino, più volte inutilmente espulso, denunciato per furti e rapine, utilizzatore di false identità.
Altrettanto sicuramente colui che lo ha ucciso era stato vittima di furti e svolgeva una onesta attività lavorativa nel settore dell’agriturismo.


Tuttavia il diritto non opera, in casi come questi,
un bilanciamento fra le caratteristiche delle persone, ma tra i comportamenti che queste tengono. La corretta interpretazione dell’istituto della legittima difesa è stata innovata dalla legge 59 del 2006. La maggiore novità consiste nel fatto che è stata modificata la disciplina del requisito della proporzione tra l’offesa arrecata dall’aggressore e la difesa opposta dalla vittima.

 

In altri termini: quando la difesa è attuata contro colui che si è abusivamente introdotto nell’altrui domicilio, il magistrato non dovrà procedere alla verifica, in concreto, della proporzione tra offesa e difesa in quanto tale proporzione è presunta dalla legge. Tuttavia la norma prevede che l’aggredito usi, contro colui che ha invaso il domicilio, un’arma legittimamente detenuta (qual’era quella usata dall’imprenditore di Fucecchio) o altro mezzo idoneo «al fine di difendere la propria o la altrui incolumità».

 

L’uso dell’arma o dell’altro mezzo deve avvenire «al fine di difendere i beni propri o altrui quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione». Questa, sicuramente, deve consistere in un pericolo che supera i beni patrimoniali e che riguarda la vita e l’integrità personale dell’aggredito. Questa è la sola interpretazione conforme alla Costituzione che privilegia il bene della vita e dell’integrità fisica rispetto a quella dei beni patrimoniali ed anche alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.


Dalle cronache risulta che dopo una colluttazione
con il proprietario dell’abitazione l’albanese era fuggito per le scale quando era stato raggiunto, nella parte posteriore del corpo, da vari colpi di arma da fuoco, decedendo poco dopo. Sembra, dunque, in attesa del giudizio che formulerà il magistrato che nel caso di specie non ricorra l’ipotesi della legittima difesa poiché, con la fuga, era venuto meno il pericolo di aggressione».

 

La «nuova legittima difesa» non va dunque interpretata come licenza di uccidere chi penetra nell’altrui domicilio. Il nuovo Governo, in un disegno di legge che sarà sottoposto all’esame del Parlamento, ha aggravato la pena per le rapine in abitazione ed i furti, esperimenti già attuati con una legge del marzo 2001: purtroppo se non si avranno pene certe ed espulsioni efficaci a ben poco serviranno tali rimedi.