{{IMG_SX}}Settemila bolognesi allo stadio di Mantova, una città intera attaccata alla radio o alle tv che trasmettono in diretta l'emozione della volata finale della serie B. In questa cornice, che ricorda lo storico scudetto del '64, con le emozioni vissute via radio in collegamento con l'Olimpico di Roma, il Bologna ha segnato un passo decisivo verso il ritorno nel paradiso del calcio. A 90 minuti dal traguardo la squadra di Arrigoni si presenta con l'increbidile bottino di 81 punti e una lunghezza di vantaggio sul Lecce di Papadopulo, il più ostico di una catena di avversari che ha trasformato questo campionato di B in una corsa infinita.
Quello che vince a Mantova è un Bologna solido e maturo, che merita l'entusiasmo finale di Alfredo Cazzola e della gente rossoblù. Una squadra consapevole, capace di vincere in trasferta dopo le ultime opache prove lontano dal Dall'Ara, contro un avversario forte e autorevole. Arrigoni questa volta sceglie l'atteggiamento tattico giusto, senza esporsi al rischio di un calcio troppo manovrato. Il Bologna diventa a poco a poco padrone della partita, aspetta gli avversari e riparte, come insegna la miglior tradizione del calcio italiano. E appena lo spazio glielo consente si catapulta verso l'area avversaria, trascinato dal solito impagabile Marazzina. Ma è bello che questa volta non tocchi al bomber firmare il gol che può valere la serie A. E' il cannoniere perduto, quel Dino Fava che ha recitato per tre quarti della stagione il ruolo di spalla del conte Max, a centrare la porta con un destro prepotente su assist di Bonetto. Proprio quel Fava che per un anno intero ha inseguito il tesoro perduto, ritrovandolo solo domenica scorsa nel 3-0 inflitto al Messina. La gente rossoblù lo ha atteso con pazienza, gli ha perdonato gli errori di tiro, i gol mangiati, gli svarioni più impensabili. perchè ha letto in questo giocatore l'attaccamento alla maglia, la voglia di riemergere e la fede nel traguardo finale: la serie A.
Bel simbolo il bomber perduto, perché la sua vicenda personale sembra sposarsi con l'ansia di riscatto del Bologna, che da tre stagioni vive la serie B come una prigione, come un ghetto nel quale è finito senza demeriti propri ma per gli sporchi giochi di altri. Per il vecchio Bologna che nel 2009 compirà 100 anni è il momento di rialzare la testa: un ultimo sforzo e faremo festa tutti insieme sul prato del Dall'Ara. Per la gioia di ritrovarsi in paradiso.