{{IMG_SX}}Roma, 23 maggio 2008 - Lo statale che naviga troppo sul web e scarica su archivi personali materiale non legato al suo lavoro rischia la sospensione dal posto di lavoro. Un comportamento di questo tipo, infatti, dice la Cassazione, può configurare il reato di peculato punito al pari delle telefonate private fatte dall'ufficio.


Applicando questo principio, la Sesta sezione penale ha accolto il ricorso della Procura di Bari contro la revoca della sospensione dall'esercizio di pubblico servizio accordata a un dipendente del comune di Trani, Maurizio D.A., pizzicato a servirsi «del computer d'ufficio, cui era collegato un masterizzatore dvd, per uso personale usufruendo della rete informatica del comune».


L'impiegato comunale, ricostruisce la sentenza 20326, «navigava in internet su siti non istituzionali, scaricando su archivi personali dati e immagini non inerenti alla pubblica funzione, prevalentemente materiale di carattere pornografico, con danno economico dell'ente».


Indagato per peculato, l'impiegato comunale era stato prima sospeso dal Tribunale di Trani, aprile 2007, e riammesso dal Tribunale di Bari, un mese dopo, sulla base del fatto che il reato di peculato «tutela il patrimonio della P.A. e che lo stesso non poteva essere depauperato a seguito dei collegamenti in questione di un computer comunque e sempre collegato alla rete elettrica e telefonica indipendentemente dall'uso della navigazione».