{{IMG_SX}}Treviso, 20 magggio 2008 - Affisso nella bacheca di una grande fabbrica a Pieve di Soligo, nel Trevigiano campeggia un cartello, è un 'calendario venatorio 2007-2008 della Regione Veneto' - è scritto in alto, in evidenza - dove si comunica a tutti gli italiani "l'apertura della caccia, tutto l'anno, per la seguente selvaggina migratoria: rumeni, albanesi, kosovari, zingari, talebani, afgani ed extracomunitari in genere".

 

La denuncia arriva dalla Cgil di Treviso che ha già segnalato la vicenda ai carabinieri e al prefetto Vittorio Capocelli. "Parole deliranti e nauseabonde", commenta il segretario della Cgil di Treviso Paolo Barbiero che ricorda come "sebbene molto più pesante, non è un fatto nuovo, ce ne sono stati nel passato e sicuramente non va generalizzato, ma preoccupa ora molto di più anche per il clima nazionale che si respira".

 

Il 'volantino', che l'anonimo estensore si è preoccupato di precisare in calce a penna di "non buttare", è scritto al computer, e prosegue farneticante: "E' sospesa da questo momento la caccia ai comunisti in quanto specie in via di estinzione, restando possibile cacciarli nelle zone di ripopolamento quali case del popolo e centri sociali"; poi riprende il delirante incitamento riguardo alla "sopracitata selvaggina": "E' consentito, vista la coriacità della sopracitata selvaggina, l'uso di armi quali fucili di ogni genere, possibilmente ad arma liscia, carabine di precisione e pistole di grosso calibro. In presenza di stormi numerosi è ammesso anche l'uso di bombe a mano, obici, mitragliatori automatici, gas velenosi".

 

"Si possono cacciare di giorno e di notte", si legge ancora e "non esiste limite giornaliero di capi abbattuti. Si consiglia l'abbattimento di capi giovani per estinguere più rapidamente le razze". Inoltre "in premio ogni mille capi abbattuti un viaggio gentilmente offerto dal ministro austriaco Jorge Haider" e, "al raggiungimento dei 2000 capi abbattuti, la cittadinanza onoraria austriaca".

 

Nella fabbrica dove è stato appeso il delirante cartello lavorano immigrati, così come in moltissime delle fabbriche di questa prosperosa zona, la 'zona del mobile', dove almeno il 20% della manodopera è immigrata, regolare, paga le tasse - sottolinea la Cgil. Ma quella degli immigrati che lavorano e producono ricchezza per il Veneto, come per altre regioni d'Italia è una realtà che quasi non si vuole vedere, a cui l'opinione pubblica non va dietro, preferendo seguire l'onda dei casi di cronaca.

 

"E c'è il rischio di una deriva razzista", che preoccupa la Cgil, anche fuori dai luoghi di lavoro: perché, il 15% degli abitanti qui è immigrato e i loro figli sono il 20% dei minori, dei loro coetanei, con cui dividono la scuola e luoghi di ritrovo. E' questo complesso tessuto sociale che è minacciato nel suo equilibrio, la Cgil infatti ha registrato anche episodi simili di intolleranza nelle scuole, ancora più pericolosi. I sindacati rivolgono "un appello anche agli imprenditori perché prendano posizione", per quelli che sono anche i loro lavoratori.
E all'opinione pubblica, perché guardi alla realtà nel suo complesso, senza dimenticare che una volta in cartelli simili, al posto di romeni o albanesi si leggeva terùn.