{{IMG_SX}}Città del Vaticano, 20 maggio 2008 - "L'errore maggiore sarebbe buttarla, per l'ennesima volta, in politica". È questo il monito che il Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana al Governo e all'opposizione che sembrano dividersi sul tema della sicurezza, "una questione vera, per l'Italia come per molti Paesi europei", e che così "rischia di diventare un affare ideologico, l'alibi per schiamazzi e contrapposizioni, per eludere, anzichè risolvere i problemi".

 

"È questo che i cittadini reclamano -  ricorda il Sir, che - in attesa delle prime decisioni del nuovo governo e dell'iter parlamentare di questi provvedimenti", propone in una nota "qualche considerazione". Per l'agenzia della Cei, "ci vuole una linea: che non può essere nè aprioristicamente 'buonistà, nè astrattamente 'rigoristà. Le regole, il rigore, la chiarezza - ricorda - sono necessari, sono indispensabili, tanto più avanza la complessità, l'interdipendenza, la globalizzazione".


Ma "il rispetto delle regole che giustamente tutti reclamiamo per gli zingari, per gli immigrati, deve cominciare, deve passare prima di tutto da una generale cultura della legalità e non della furbizia, per cui le regole riguardano sempre 'gli altrì. Sennò si ricade nella vecchia storia raccontata dal Manzoni, l'inconcludente susseguirsi delle 'gridà: tanto più strillate, quanto meno applicate".

 

E le regole, per l'agenzia cattolica, non dovrebbero essere "sottoposte all'alea delle maggioranze e nemmeno all'infinita contrattazione e contraddizione nell'applicazione da parte di diversi attori concorrenti". Serve invece "la cooperazione tra gli attori, dal sistema economico al sistema repressivo, alla magistratura, alla politica, in Italia e in Europa: ognuno non solo deve fare la propria parte, ma deve essere messo in condizione di farlo".


Infine, "nessuna politica può avere respiro
, nessuna norma può reggere, nessun circuito virtuoso di collaborazione può essere attivato, se mancano principi e valori di riferimento.
Noi - conclude il Sir - li abbiamo: sono quelli della Costituzione, primo fra tutti il rispetto le la promozione dei diritti e dei doveri fondamentali della persona, tutte le persone, a partire dai più deboli. Qui si arriva e di qui si deve partire".