Roma, 14 maggio 2008 - Caro ministro Brunetta,

Lei ha centrato un tema fondamentale: l’efficienza della pubblica amministrazione. Non è più tollerabile, infatti, che il settore pubblico sia considerato un ambito intoccabile, da tutelare gelosamente, come la foca monaca della Sardegna.

 

Sabino Cassese ci ha spiegato che la nostra pubblica amministrazione è più o meno estesa e costosa come quella di altri grandi Paesi, soltanto è di gran lunga più inefficiente. A Pietro Ichino va dato il merito di avere affrontato senza veli il tema della produttività dell’apparato pubblico, ponendo anche i sindacati di fronte alle loro responsabilità. Infatti in Italia fino ad oggi statisticamente è più probabile andare a cena con Carolina di Monaco che licenziare un dipendente pubblico. Compresi quelli che vengono trovati con le mani nel sacco. Allora una veloce inversione di tendenza si impone, almeno con due fondamentali osservazioni. La prima è la selezione, che lascia molto a desiderare.

 

La seconda è che se c’è chi fa il fannullone c’è pure qualcun altro che glielo consente. E si pone quindi il tema della dirigenza pubblica, che è puntuale solo nell’erogazione delle indennità. In entrambi i casi, emergono le responsabilità principali, che sono politiche. Non si può allora intervenire solo sull’anello più debole del sistema, non affrontando anche le responsabilità del vertice. Se intende fare sul serio, come ha annunciato, l’attende un compito molto duro. Buon lavoro.