Bologna, 6 maggio 2008 - Sono una ragazza di ventitrè anni e Verona è la mia città da sempre. Sono profondamente indignata per la morte di Nicola Tommasoli, un ragazzo di 29 anni che ha perso la vita dopo essere stato brutalmente pestato per aver rifiutato di offrire una sigaretta. Nicola abitava nel mio stesso quartiere e, anche se non l'ho mai visto, mi si è stretto il cuore pensando alla sua morte, repentina e inutile.

 

Come veronese, voglio descrivervi la mia città per cercare di farvi capire attraverso quale lente una ragazza qualunque la veda, la senta e la viva. Verona: città riconosciuta da tutto il mondo per il suo volto culturalmente espressivo, eretta come uno dei simboli italiani dell'opera e dell'arte, dal teatro di Shakespeare al romanticismo innato che pervade le sue strade. Sempre affollata di turisti, ristoranti e locali, Verona pullula di attrazioni internazionali dal 'Vinitaly' all'Arena.

 

Chiunque l'abbia vista, la definisce ordinata, pulita, ricca e solare, ma in realtà cela, dietro il volto puro e sincero di gran parte dei suoi abitanti, un animo talvolta razzista, ostentato e voluto all'interno degli stadi o nei confronti di turisti nostri concittadini.

 

Verona punta sempre il dito verso un colpevole, origlia e giudica le disgrazie 'altrui', dalla mafia alla camorra, dai clandestini alla 'monnezza' di Napoli. Medita per preservarsi sola, in un monologo costante. I veronesi stessi vengono visti, da gran parte del resto d'Italia, polentoni, bigotti e padani. Forse, ogni tanto dovremmo chiederci umilmente perchè.

 

Qualche giorno fa sono andata a fare una passeggiata e sono passata proprio nel luogo in cui Nicola è stato picchiato: Porta Leoni, pieno centro storico della città. Come possiamo permettere che nella nostra Verona si possa perdere la vita per una sigaretta? Dove sono finite le prediche e gli occhi guardinghi riservati alle problematiche altrui? Gli assassini di Nicola che sono stati riconosciuti dagli agenti della Digos come soggetti pericolosi devono pagare con una pena dura e severa.

 

Dopo l'omicidio di Nicola è cambiato qualcosa e la città ha subito una frattura che sarà difficile da rimarginare. Oggi mi piacerebbe lanciare un urlo di ribellione nei confronti di chi inquina il nome della mia città per ideologie politiche prive di qualunque buon senso, disordini e insulti negli stadi che sono solo deliberate provocazioni di chi non ha un'identità. Io invece la possiedo. Sono Italiana, amo la mia città e non posso tollerare che un ragazzo perda la vita per una sigaretta. Ciao Nicola, la Verona sorridente e solare ti saluta.