{{IMG_SX}} Con una definizione molto usata per i presidenti degli Stati Uniti ancora in carica ma in caduta libera nel gradimento del popolo, il capo del governo inglese Gordon Brown è un’«anatra zoppa». Se si votasse oggi il successore di Tony Blair farebbe le valigie, ma anche se si andrà alle urne fra qualche mese il suo destino sembra segnato. David Cameron riporterà al potere i conservatori e — dopo l’eclissi di Blair e la parentesi di Brown — i laburisti dovranno darsi un nuovo leader.


Nicolas Sarkozy in Francia, Silvio Berlusconi in Italia, Cameron in Inghilterra e Angela Merkel (dal novembre 2005) in Germania. Dunque l’Europa dei ‘top five’ è ‘elettoralmente’ di centro-destra. E’ un fatto oggettivo, che peraltro non legittima ad affermare che il Vecchio Continente vada a destra, per la specificità delle singole situazioni. Di sicuro non va a sinistra, perché lo stesso Partito socialista di Zapatero (la Spagna è la sola che manca all’appello) ha poco in comune con le posizioni fuori del tempo di certi estremismi presenti fino alle ultime elezioni anche in Italia.


Vediamo. In Inghilterra si è avuta nel dopoguerra una forte tendenza all’alternanza. In 63 anni, i laburisti sono stati al potere per 28 e i conservatori per 35. Dodici capi di governo, già molti per le tradizioni europee, Italia beninteso esclusa. Il periodo più stabile? Dal 1979 al 1997, con Maggie Thatcher e il suo delfino (oggi dimenticato) John Major; poi l’avvento di Blair-Gordon, 11 anni ‘candidati’ a non crescere.

Alternanze anche in Spagna e Germania. In Spagna negli ultimi 26 anni, prevalenza dei socialisti con Felipe Gonzales (14 anni) e Zapatero, inframezzati dagli 8 anni di Josè Maria Aznar, popolare. In Germania dei democristiani che dal 1949 hanno guidato il Paese per 37 anni, soprattutto con Konrad Adenauer ed Helmut Kohl, contro i 21 dei socialdemocratici mentre gli ultimi 2 sono caratterizzati dalla grande coalizione della Merkel. In tutto, comunque, 8 capi di governo. Un caso a sé, infine, la Francia, al centrodestra dall’avvento della Quinta Repubblica (1959) con l’eccezione dei due settennati di Francois Mitterrand. In genere presidenze stabili e in mezzo secolo soltanto 6 capi dell’Eliseo, più i due brevissimi ‘interim’ di Alain Poher. In più con la sostanziale scomparsa dei comunisti e l’inutilità dell’estrema destra lepenista, pur galleggiante nel tempo fra il 10 e il 18 per cento.


E allora? Si può concludere che l’Europa sceglie, con buona frequenza, il centro che guarda a destra; e più che mai in quest’epoca storica. Mentre si deve concludere che essa insegna all’Italia (che non vuole impararla) l’arte della governabilità. Noi dal 1994 abbiamo avuto (con quello che verrà) 9 governi, più o meno come l’insieme degli altri quattro Grandi Paesi. Ma non abbiamo mai voluto copiare uno qualunque dei loro sistemi elettorale e parlamentare.