Un paio d’anni fa irruppe nel sempiterno e, a volte anche surreale, dibattito sui giornali accusati di inseguire solo la cronacaccia, il gossip, morbosità varie e avariate, l’iniziativa di un editore inglese che decise di investire sogni e soldi in un settimanale di sole buone notizie. Durò qualche mese, poi la pur lodevole iniziativa crollò sotto il peso insostenibile dei debiti. Che, si sa, non vanno d’accordissimo con i fioretti.


I giornali, come ricorda il pragmatismo del saggio, non sono mai peggiori della realtà che raccontano. Anzi. Ma Dio solo sa quale brivido ci ha fatto provare la Tua lettera. E devi anche sapere che, durante la riunione di redazione in cui si è discusso e deciso di aprire il giornale con la Tua storia, tutti abbiamo provato la stessa emozione. Di quelle forti, che producono poche parole e molta azione, voglia di fare, di spendersi, di esserci. Di usare il privilegio di questo mestiere e dello straordinario strumento che maneggia quotidianamente per offrire ai lettori, a cominciare da noi stessi, la testimonianza di una parola, Amore, che si ha sempre più paura anche solo a pronunciare.

Cara Claudia, su queste pagine vedi esaudito il tuo desiderio, per noi facile da realizzare. Tua madre ci ha già ringraziato. Credici, hai fatto tu un gran dono, a noi e ai nostri lettori, scrollandoci di dosso, almeno per una volta, il timore ipocrita della retorica che ormai sembra voler vietare, come una censura dell’anima, la rappresentazione pubblica del più necessario dei sentimenti privati.

Grazie a te e ai tuoi "moschettieri", cara Claudia.
E buon compleanno. Di vero cuore.