{{IMG_SX}}Roma, 24 aprile 2008 - Coltivare la cannabis è sempre un reato. Anche se si coltivano poche piantine in casa a uso personale. A questa conclusione sono giunte le sezioni unite penali della Cassazione poco prima delle 13.30. Il Collegio esteso, presieduto da Vincenzo Carbone, ha quindi risolto il delicato contrasto di giurisprudenza sostenendo che qualunque coltivazione di cannabis anche quella che non è imprenditoriale, è reato.

Il collegio della suprema corte ha così chiarito una questione finora controversa sulla coltivazione delle piante di cannabis in casa, dopo che diverse pronunce avevano avuto esiti opposti. La quarta sezione penale, infatti, aveva per questo rimesso la questione alle sezioni unite sulla base di due ricorsi, uno discusso stamane in udienza pubblica ed uno in camera di consiglio. La questione da risolvere era, appunto, se "la condotta di coltivazione di piante, dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, sia penalmente rilevante anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto all'uso personale".

Il collegio degli ermellini ha rigettato il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza del dicembre 2003 che lo aveva condannato a 4 mesi e mille euro di multa per la coltivazione di cannabis in casa.
Nella sua requisitoria di stamane, invece, il pg Vitaliano Esposito aveva sollecitato l'annullamento senza rinvio della sentenza: a suo parere, infatti, la coltivazione domestica per uso personale era lecita.

 

 

LA RISCHIESTA DEL PG

 Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, ha chiesto alle sezioni unite penali di assolvere coloro i quali coltivano solo qualche piantina di cannabis, a uso personale. In sostanza, secondo la Procura di piazza Cavour la coltivazione di pochissime piantine è legittima e non può essere perseguita penalmente.

Le sezioni unite penali, presiedute dal vertice del 'Palazzaccio', Vincenzo Carbone, decideranno questa sera sulla delicata questione.

Le sezioni unite penali della Suprema corte sono state chiamate a decidere sul delicatissimo contrasto di giurisprudenza che si è generato sulla punibilità per chi coltiva piante di cannabis. In chiave giuridica la IV sezione penale ha così inquadrato i termini della questione: "Se la condotta di coltivazione di piante, dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, sia penalmente rilevante anche quando sia realizzata per destinazione del prodotto ad uso personale".


Su questo argomento la Cassazione si era espressa più volte in senso favorevole ai coltivatori ma a gennaio di quest'anno c'è stato un clamoroso dietro front: con la sentenza n. 871 la Suprema corte ha infatti sancito che basta coltivare una sola piantina di cannabis per commettere reato, non importa se sul balcone o nel giardino. Per questo la questione è approdata al Collegio esteso che stasera metterà la parola fine a questa confusa pagina di giurisprudenza.


Intanto fuori dal 'Palazzaccio' i Radicali stanno manifestando nel senso di far cadere il reato della coltivazione di cannabis che è ad uso personale. La manifestazione è capitanata da Rita Bernardini che "si dice fiduciosa e confida nella ragionevolezza dei giudici".