{{IMG_SX}}Roma, 5 aprile 2008 - "Con Fini eravamo amici fraterni, fino a quando io non vinsi nel Lazio, nel 2000. Lui, contro Rutelli, aveva perso. Non mi perdonò di voler fare il Presidente della regione a modo mio, senza favori di sottogoverno, senza obbedire. Me la ricordo, Daniela Fini, quando insisteva per quel laboratorio di analisi al Tuscolano... Solo dopo ho scoperto che era suo, della moglie, ed anche del fratello, della cognata, del portaborse. Ora Fini fa il pulitino, dice che non sapeva nulla... non scherziamo". Lo afferma Francesco Storace in una intervista al Corriere della Sera.

 

Per Storace "Fini non ha tradito me, ma suo padre. E non in senso metaforico. Il padre di Fini è stato un combattente della Repubblica sociale, uno degli eroi scesi nella battaglia sapendo di perderla, e suo figlio l'ha calpestato. Ora Fini ha detto a Berlusconi che mi vuole morto. Ma il morto è lui. Finita An, lui è uno dei tanti funzionari del Pdl. Anche la sua immagine si è appannata: io sono l'unico leader del centrodestra regolarmente sposato, ma rispetto il dolore di una separazione".

 

Storace aggiunge: "Berlusconi è una persona poco seria. È simpatico, consuma scatole di Viagra, è amato, ma è un uomo senza valori. D'Alema è come appare. Veltroni, invece, è più falso di una banconota da 110 euro. Peggio di Fini, che è inoffensivo. Veltroni è spietato".