Dagospia riesuma un'intervista del '99 a Misserville, sottosegretario di D'Alema




{{IMG_SX}}Da “la Repubblica” del 24 dicembre 1999

Romano Misserville, una vocazione littoria fin dall'anagrafe, è stato precoce sempre: entrato nel Movimento sociale a 15 anni, si è laureato a 20, è stato il primo missino a presiedere il Senato a 60. Oggi, a 65, è il primo fascista in un governo di centrosinistra. Poiché detestava Scalfaro, ha chiamato il suo cane sanbernardo Oscar. Poiché aveva un senso forte del partito, ha chiamato sua figlia Fiammetta. E' avvocato. Tiene un ritratto a olio di Mussolini sopra la scrivania. Oggi sta con Mastella, e fa il sottosegretario di D'Alema. Almirante lo considerava un enfant prodige, Fini da ieri uno dei "puttani della politica".

Come va, senatore Misserville?
"Benissimo grazie". Cominciamo dalle definizioni. Lei è fascista? "Lo sono stato e non rinnego. Sono un uomo di destra, certo".

E come si trova un uomo di destra in un governo di sinistra?
"Quale governo di sinistra?".

Scusi: di centrosinistra.
"No guardi. Questo è un governo che sta facendo un'azione, tra virgolette, di destra".

Fuori dalle virgolette?
"Anche. D'Alema non è uno che porta sulle spalle un bagaglio ideologico. Non nella sua azione di governo. È un uomo pratico, ha a cuore la stabilità. Ha messo a fuoco i temi giusti".

Che sono?
"Ripresa economica, riforme, disoccupazione, sfiducia dei cittadini nella politica. Il mio maestro di politica mi ha insegnato a guardare a questo".

Il suo maestro è?
"Almirante. Dopo di lui non ho più avuto grandi rapporti di stima né di collaborazione politica. Aveva un'altra stoffa".

Altra rispetto a chi?
"A tutti quelli che sono venuti dopo". Non ne rintraccia nessuno, alla sua altezza? "D'Alema, forse. Ha uno stile che gli somiglia".

In cosa, se può dirlo?
"Nel fatto che anche D'Alema, come Almirante, sa coniugare la militanza politica di parte con una visione obiettiva dei compiti di un capo di governo".

Almirante non ha mai guidato un governo.
"Lo avrebbe fatto così. Nemmeno D'Alema prima d'ora d'altra parte".

Sì. Lei però di D'Alema ha detto cose come "il lupo non diventerà mai vegetariano", "i sorcetti hanno fatto presidente er gatto", e il gatto era lui.
"Schermaglie politiche. Sul piano personale ho sempre avuto stima di lui. Le persone intelligenti e serie meritano rispetto".

Il ritratto di Mussolini se lo porta al ministero?
"Certo, è un cimelio".



Senza imbarazzo.
"Ma quale imbarazzo? D'Alema avrà lo stesso rispetto di Togliatti che io ho di Mussolini e di Almirante".

O del maresciallo Graziani, che guidò l'aggressione all'Etiopia e fu ministro della Guerra nella Repubblica di Salò. Lei gli ha intitolato un museo, no?
"Una sezione di un museo, quando ero sindaco di Filettino, sì. Un cittadino illustre, lo meritava".

Parliamo del suo passaggio con Mastella. Quando lei ha lasciato An...
"No, non l'ho lasciata. Sono stato espulso. Ne sono orgoglioso".

L'hanno espulsa per via del fatto che fondò "Destra di popolo" e portò via i 169 milioni del finanziamento pubblico.
"Ma pensa che io volessi cento milioni per me? Io faccio l'avvocato, ho due studi legali. Ho un cavallo che li vale per gamba 100 milioni. Quei soldi li ho presi per restituirli ai poveri. Li ho dati tutti ai vecchi e ai disoccupati del mio collegio. Ho pubblicato i bilanci, ho le copie degli assegni. Facevo campagna contro il finanziamento pubblico con un paio d'anni d'anticipo. Mi pare che Fini non abbia ancora restituito nemmeno il rimborso, del finanziamento".

Chissà se anche Mastella li regalerebbe ai poveri, i soldi del finanziamento.
"Non so, sono posizioni personali. Lui ha questa fama di acchiappa-poltrone che trovo ingiusta. Si è dimesso dalla vicepresidenza della Camera, non è diventato ministro, non ha posto nemmeno nel governo bis il problema della sua candidatura. Mastella è solo concreto".

Concreto vuol dire?
"Lucido. Mette un'idea pratica in ogni pensiero politico".

Invece Cossiga? Perché ha lasciato Cossiga per Mastella?
"Cossiga poteva essere il De Gaulle italiano, poi si è perso e immiserito nelle polemicuzze. In realtà gode solo a sparigliare i giochi. Si diverte".

E lei si diverte? Si è divertito da vicepresidente del Senato?
"No, quello è un ruolo da arbitro. Era un osservatorio privilegiato, ma noioso. Bisognava sempre moderarsi".

Per esempio non poteva dire, come ha detto, "sono pronto a spezzare i denti a chi mi contesta".
"Vis polemica. Io non sono un violento. Sono un uomo di legge".

Quando ha chiesto di fare il sottosegretario le hanno detto subito di sì?
"Non l'ho chiesto. Me l'hanno offerto loro".

E se dovessero pentirsi?
"Non vedo perché. Chi dovrebbe pentirsi, scusi?".