C'è qualcosa di grottesco in queste ore interiste, così convulse e così urticanti per chi ha il cuore nero e azzurro. C’è, sempre più forte, la sensazione che milioni di tifosi non meritino tutto quanto è accaduto dalle 22.03 dell’11 marzo, ora del gol di Torres che ha fulminato la squadra e Mancini.

 

Quando avete un attimo di tempo, andate a rileggervi le parole di Moratti sull’allenatore, pronunciate prima e durante il Centenario, cioè soltanto cinque e sei giorni fa. Grondano stima e considerazione persino eccessiva, considerato quell’accostamento ad Helenio Herrera che ancora grida vendetta al cospetto del Mago e della Grande Inter. Signori si nasce e il presidente si conferma tale anche dentro la bufera.

 

Un altro al posto suo avrebbe cacciato subito Mancini. Lui, invece, ieri sera gli ha concesso un incontro al termine del quale Moratti ha comunicato che il tecnico ha fatto marcia indietro. Più tardi, Mancini ha ringraziato Moratti per avere compreso il suo sfogo e per avergli dato forza. Così è finita a tarallucci e vino.

 

Soltanto i cretini non cambiano mai idea, ammoniva Flaiano e Mancini conferma di essere una persona intelligente. Attenti, però: va bene che alla Pinetina, Staffelli ha seminato tapiri in quantità industriale. Ma l’Inter non è su Scherzi a parte né tantomeno ci vogliono stare i suoi tifosi. Dopo la sconfitta, con un gesto che gli aveva fatto onore, Mancini si era assunto le conseguenze dell’ennesimo fallimento in Europa, ma aveva totalmente sbagliato i tempi e i modi. Non si può mollare la squadra così, annunciandole un divorzio a orologeria. E Moratti? E i tifosi che si svenano per l’Inter? E lo scudetto? E la Coppa Italia? E la Roma? E il contraccolpo sui giocatori?

 

Evidentemente, a tutto questo ha pensato anche il tecnico. Staremo a vedere. Perché, caso mai qualcuno se lo fosse dimenticato, ora ciò che conta è l’Inter e solo l’Inter, appena ributtata fuori dalla Champions. Per colpa dei giocatori e dell’allenatore. E questo, purtroppo, non è stato uno scherzo.