{{IMG_SX}}ROMA, 13 marzo 2008 - "La legislazione sul salario minimo e la formazione dei salari nel settore pubblico non devono acuire le pressioni inflazionistiche nell'economia". Così la Bce esprime preoccupazione e mette in guardia sui rischi di inflazione derivanti dagli aumenti salariali.

"In prospettiva - spiega l'Eurotower nel suo bollettino mensile - le informazioni desunte dalle ultime trattative salariali indicano una probabile accelerazione del costo del lavoro nel 2008 in diversi paesi dell'area, in un contesto caratterizzato da condizioni tese sul mercato del lavoro. Preoccupazioni sulle crescenti pressioni salariali provengono anche dall'incremento delle percezioni di inflazione dei consumatori e dalle diffuse preoccupazioni per il potere d'acquisto. A tale riguardo - continua - esiste il rischio che gli attuali meccanismi di indicizzazione salariale determinino una parziale trasmissione dei rincari di beni energetici e alimentari ai salari".

 

Per la Bce inoltre «l'attuale dinamica salariale nel settore pubblico deve essere tenuta sotto stretta osservazione, poichè potrebbe influenzare le richieste salariali nel settore privato. Nel valutare le pressioni salariali nel corso del 2008- conclude l'istituto di Francoforte - si deve altresì tenere conto che durante l'anno, con il venir meno delle misure di riduzione dei contributi previdenziali, si dovrebbe attenuare l'impatto al ribasso sulla dinamica del costo del lavoro".

 

Insomma, la Banca centrale ''segue con attenzione le trattative salariali e nutre timori circa l'esistenza di forme di indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi al consumo, che comporterebbe il rischio di choc al rialzo sull'inflazione''.


Dunque l'avvertimento è di "evitare'' di ancorare i salari all'inflazione perché innescherebbe una spirale salari-prezzi con ricadute negative sull'occupazione e sulla competitivita' nei paesi coinvolti''.