{{IMG_SX}}Bologna 4 marzo 2008 - Un'altra cisterna. E una nuova tragedia. Dopo il pozzo diabolico, che ha inghiottito la vita dei fratellini di Gravina, ecco l'ennesima strage sul lavoro che si consuma a Molfetta (stessa terra di Puglia) in un'autocisterna per il trasporto dello zolfo. Cinque operai hanno perso la vita in una catena di solidarietà per aiutare il primo di loro, ucciso dalle esalazioni sulfuree mentre tentava di ripulire il camion.


In pochi giorni, e a distanza di pochi chilometri, si consumano due vicende terribili. E l'Italia della brava gente, quella che vive di lavoro e di sani principi, resta lì allibita a interrogarsi sull'assurdità di queste morti. Che Paese è quello che non sa tutelare i suoi figli? Che tollera l'incuria nei luoghi della fatica quotidiana? Che fa sopravvivere città sotterranee trasformate in trappole? Che lascia ragazzini allo sbando in balia degli orchi o dei propri incubi?


Nei giorni delle parole al vento, delle promesse elettorali gridate, delle battaglie di posizione per rubare un voto in più agli elettori, ci piacerebbe che qualche leader si prendesse a cura due temi centrali nella vita del paese come questi: la tutela del lavoro e quella dei minori. Dopo tante affermazioni di principio, tavole rotonde e talk-show siamo ancora a qui a celebrare il rosario delle morti assurde.

 

E nessuno, se non il presidente della Repubblica Napolitano, ha mosso un dito o levato una voce per alimentare una speranza, suggerire una legge, una normativa. Per costruire il domani di una società che, sul lavoro e sui figli, fonda il suo domani.