{{IMG_SX}}Firenze, 3 marzo 2008 - Coraggiosa e sfrontata. A tratti anche irriverente. Come il balletto di Papa Waigo o la 'mitraglia' con cui Osvaldo ha festeggiato il gol del 3-2 alla Juve. Quello che quasi vent'anni dopo il 2-1 firmato Roberto Baggio e Alberto Di Chiara (di De Agostini su rigore la rete bianconera), ha consegnato alla Fiorentina una storica vittoria a Torino. Un successo pesantissimo, che ha consentito ai viola di portarsi a un solo punto dalla Juve terza in classifica e, contestualmente, di lasciare il Milan quattro punti piu' in basso. Per la gioia di una citta' che, sciarpe viola al collo e bandiere al vento, e' subito scesa in piazza a far festa. Prima per le strade del centro, poi attorno al Franchi, infine all'aeroporto di Peretola.

 

Dove piu' di mille tifosi viola hanno accolto la squadra al ritorno da Torino. Per portarla in trionfo. Come accaduto all'Italia campione del Mondo o al Milan campione d'Europa. Con Prandelli a vivere il tutto un po' stupito. "Perche' io sono molto diverso dai fiorentini, ho equilibrio- ha spiegato con un sorriso- non mi deprimo e non mi esalto...". Ma Firenze sono fatti cosi'. Una vittoria attesa quasi 20 anni (era il 15 maggio 1988), non puo' e non deve passare sotto silenzio. Il presidente Andrea Della Valle ha parlato di una "impresa". Proprio come il campionato della squadra di Prandelli, che per il terzo anno consecutivo sta lottando per un piazzamento in Champions League.

 

Giocando alla pari con Juventus e Milan, ma contrariamente ai rivali, con un manipolo di giovani di belle speranze. Nessun campione affermato, solo talenti su cui lavorare in prospettiva. L'ultimo arrivato e' il senegalese Papa Waigo. Un gol domenica alla Juve e uno mercoledi' scorso al Livorno nel derby. Il senegalese, 24 anni appena, parla gia' da vecchio saggio: "Due partite non cambiano la vita. Resto Papa Waigo. Quando sono arrivato a Firenze (a gennaio dal Genoa, ndr), sapevo di avere una responsabilita' anche come ambasciatore dei senegalesi che lavorano nelle fabbriche. E fanno lavori piu' difficili del mio. Quando scendo in campo gioco un po' anche per loro". Parole sentite, come il balletto dopo ogni gol: "Il calcio e' spettacolo- ha spiegato l'attaccante viola- e quando segno ho un'esultanza spontanea. Lo faccio per far divertire, compagni e pubblico. Niente di piu'".

 

Giocare per divertirsi, quindi. E' questa la forza di una Fiorentina bella e vincente anche senza Mutu. "Che per noi e' un giocatore importante- ha commentato Prandelli- ma spesso capita che quando ci mancano giocatori con personalita' come Mutu e Liverani, i ragazzi giovani si assumano piu' responsabilita'. Con la Juve e' successo questo, hanno tirato fuori tutti una grande personalita'". Con Osvaldo a fare il Batistuta, anche se la sua esultanza, tra maglietta tolta e 'mitraglia', gli e' costata il cartellino rosso. E la multa da parte della societa'. "Jorgensen (in quel momento capitano) mi ha detto di fare comunque la multa a Osvaldo- ha raccontato Prandelli- Per crescere devi fare degli errori, quindi accettiamo quelli di Osvaldo. L'importante e' non farli di nuovo".

 

I gol si', pero'. Perche' la Fiorentina vuole continuare cosi': quarta in campionato e pronta a dare l'assalto alla Coppa Uefa. Giovedi' al Franchi c'e' l'Everton nella partita di andata degli ottavi di finale. Per l'unica italiana imbattuta nelle coppe, una partita da vincere. L'ennesima. Firenze sogna e fa bene. Perche' il successo sulla Juve e' una prova di maturita' da non sottovalutare. Un avviso al campionato. La Fiorentina c'e' e fa paura. Chiedere alla Juve.