{{IMG_SX}}Cari nostalgici delle mezze stagioni,

Vi hanno maltrattato e vilipeso, additati come insopportabili retori del banale, presi a esempio dell’incomunicabilità umana e cacciati ai margini di un mondo che non accetta più compromessi. Neanche dalla natura, condannata dagli scienziati alla glaciazione o al surriscaldamento, a seconda di quale effetto ha avuto sulla loro digestione l’ultimo film di Al Gore.

 

No, inutile che insistiate, rassegnatevi: per voi e per le mezze stagioni non c’è più spazio. A meno che non facciate il grande passo, la scelta che può salvare il salvabile per conservare gli ultimi esemplari della specie in via di estinzione: buttatevi in politica. E fregatevene se vi rifiutano apparentamenti e posti sicuri, siate orgogliosi del vostro lungo passato di certezze e date a tutti gli scettici uno schiaffo morale: correte da soli.

 

Un robusto partito delle mezze stagioni, magari con l’immagine di un bell’involtino primavera, non avrebbe certo sfigurato in mezzo ai 177 simboli che sono stati presentati al Viminale per concorrere alla prossima tornata elettorale. Sette in più rispetto al 2006. Un record che assume uno straordinario valore beffardo, visto che siamo tutti presi dall’idea di vivere la grande svolta della coraggiosa e storica semplificazione del quadro politico nazionale.

 

Pensate, si è presentato persino il partito degli «impotenti esistenziali», promosso da un encomiabile dottor Cirillo che ha stracciato in fantasia i pur avventurosi promotori della lista «Casinò Centro Italia». Almeno voi, con quell’inequivocabile «Mezze stagioni» non avreste avuto neanche l’imbarazzo di una antica e goliardica rima baciata con lo spillo o di un accento malriposto.