{{IMG_SX}}Bologna, 2 marzo 2008 - Sgombro subito il campo ai dubbi: la vittoria di Giò Di Tonno e Lola Ponce, con la ruffianissima romanza di Gianna Nannini, è sacrosanta, determinata com'è stata sia dal televoto sia dalla giuria demoscopica. Magari scandaloso è il settimo posto di Sergio Cammariere, che avrei già visto con dispiacere al secondo posto, figuriamoci più giù. Ma come sempre il destino del festival era scritto negli astri. Dopo la prima esecuzione era chiaro che Giò e Lola avevano qualcosa di più: ascoltandoli avevo chiaramente di fronte lei vestita da Esmeralda e lui imbruttito da Quasimodo, e mi ha fatto specie che fra le mille persone che i due non hanno ringraziato sul palco dell'Ariston, sabato sera, si siano dimenticati di Riccardo Cocciante: a lui devono tutto, a lui che aveva costruito sulle loro corde - soprattutto su quelle di Giò - i personaggi e i brani di Notre Dame. Giusto ringraziare anche altri, ma come si fa a saltare il genietto di Saigon? E Lola non mi era piaciuta nella polemica con la giuria di qualità: dare 7 non è una colpa, lì i due virgulti - che sentivano la vittoria in tasca - hanno peccato di presunzione. Ma, ricordo, vittoria più che legittima.


Secondo posto atteso quello di Anna Tatangelo e l'amico gay: la canzone non è granché diciamocelo, senz'altro peggio di lei, sempre più donna, sempre più bella e determinata. Ma il secondo posto era scritto anche quello negli astri, come minimo. Mentre bravo è stato Fabrizio Moro a risalire nella considerazione di tutti durante le varie serate. Ripeto: sul podio doveva esserci Cammariere, vederlo addirittura dopo Cutugno, Finley e Meneguzzi fa male alla musica. Perché magari è vero che la canzone non era straordinaria, ma solo bella, però le interpretazioni sono state divine. Peccato.


Ascolti deludenti anche l'ultima serata: quando piove è più facile diventi tempesta. Pippo mette le mani avanti. “Non ho contratto per il 2009” strepita. Spera che Del Noce glielo faccia, ma penso che sarà difficile vedere il prossimo anno Baudo al suo quattordicesimo festival. La Rai ci studierà molto e comincerà da subito a chiedersi quale formula seguire. Se resterà sul tradizionale, vedo bene Carlo Conti sulla plancia di comando: è bravo, accattivante, capisce di musica, sa condurre feste popolari e soprattutto ha un ritmo molto più frenetico, vista l'età, di quello di Baudo. Se la Rai vorrà varare formule nuove, deve convincere Fiorello o inventarsi una soluzione strana e diversa, magari proprio Carlo Verdone. Chissà...