{{IMG_SX}}Londra, 1 marzo 2008 -  E' finita la missione in Afghanistan per il principe Harry. Il giovane, terzo in linea di successione al trono britannico, ha lasciato il fronte ed è in volo verso casa.
Il figlio di Carlo e Diana - si legge sul sito online dell'emittente satellitare Sky News - ha abbandonato il posto di combattimento alcuni giorni fa, dopo che i media avevano dato notizia del suo dispiegamento nella provincia meridionale di Helmand.

In una nota, il ministero della Difesa britannico ha confermato che la missione del "tenente Wales" si è conclusa.  All'origine della decisione di rimpatriare Harry sembra esserci stata una valutazione dei nuovi rischi per il principe e i suoi commilitoni dopo le notizie filtrate dalla stampa.


Ieri presunti affiliati di Al Qaida hanno diffuso su internet un appello per la cattura di Harry, definito "una preda senza prezzo".
Il principe era in forza al reggimento carristi dei "Blues and Royals" dal dicembre scorso. I reali d'Inghilterra avevano raggiunto un accordo con i media perché la notizia della partenza di Harry non fosse divulgata prima della fine della missione, prevista per il prossimo aprile.


Il principe era stato inviato in una delle regioni più pericolose dell'Afghanistan, dove è molto forte la presenza della guerriglia talebana. "Harry si è distinto" ha dichiarato il brigadiere Andrew Mackay, comandante della task force di Helmand.

 

LA STAMPA SAPEVA DA 3 MESI

Quando si dimostra che i giornalisti, almeno quelli britannici, sanno mantenere i segreti di Stato: la storia del principe Harry e del suo impegno in prima linea in Afghanistan era moneta corrente fra i giornalisti inglesi da dieci settimane, ma nessuno ha spezzato il silenzio richiesto dalle autorità. Lo scrive oggi - ammirato - il New York Times, che si sente evidentemente coinvolto come membro della stampa statunitense, dato che la vicenda è stata spiattellata dal sito Usa DrudgeReport (ma la rivista australiana New Idea, che aveva parlato di Harry in Afghanistan il 7 gennaio, e il quotidiano tedesco Bild ha scritto un trafiletto il 27 febbraio, il giorno prima di Drudge).


Ogni mattina, per dieci settimane, il presidente della Società degli Editori inglesi, Bob Satchwell, ha cercato "Principe Harry" e "Afghanistan" su Google News col fiato sospeso, temendo che qualcuno avesse infranto il patto da lui spesso negoziato per tenere nascosta la presenza del principe nel paese ed evitare che diventasse - coi commilitoni - un bersaglio privilegiato.


Ufficialmente a Harry era stato proibito il dispiegamento perché troppo pericoloso. Giovedì scorso, DrudgeReport ha pubblicato la notizia. Allertato da un collega, Satchwell ha telefonato al colonnello Ben Bathurst, portavoce del ministero della Difesa di Londra. "Gli ho detto: adesso ha qualche minuto, e dico minuto non qualche ora, per preparare un comunicato e occupersi dei problemi di sicurezza" ricorda Satchwell. Venerdì, il ministero ha annunciato il rientro in patria del Principe, che avrebbe dovuto restare qualche altra settimana ma "ora la situazione è ovviamente cambiata".


Il New York Times sottolinea che "centinaia di giornalisti, anche nella cultura d'assalto dei tabloid, sono riusciti a tenere segreto il dispiegamento del principe per quasi tre mesi". E ricorda che anche in Usa i reporter tacciono sui movimenti dei membri del governo (per esempio il celebre viaggio di Bush in Iraq per il giorno del Ringraziamento del 2003, quando i giornalisti a bordo dell'Air Force One poterono trasmettere notizie solo nel volo di ritorno).
Ma la discrezione della stampa è frutto di una politica accorta. Funzionari della difesa di Londra hanno cominciato a trattare con gli organi di comunicazione britannici l'estate scorsa, in incontri che alla fine hanno coinvolto tutte le maggiori testate e le tv sia nazionali che regionali. E in cambio? Gli editori hanno chiesto per la futura pubblicazione le foto di Harry in Afghanistan. All'accordo si sono aggiunte la Associated Press, la Reuters e la Cnn (Il Times osserva che i quotidiani Usa, lui incluso, non erano al corrente). 

E la stampa inglese aveva posto una condizione: l'embargo si applicava solo al "ruolo militare" del principino dalla reputazione selvaggia. "Se fosse riuscito a scovare un nightclub a Kabul" commenta ancora Satchwell, "avremmo potuto scriverne".

  

"VI RACCONTO IL MIO AFGHANISTAN"

"Finalmente avevo la possibilità di essere il vero soldato che desideravo essere da quando mi sono arruolato": il principe Harry - sottotenente Wales nel reggimento carristi 'Blues and Royals' - ha raccontato ai media britannici di aver ricevuto dalla regina Elisabetta II la notizia che sarebbe stato spedito in Afghanistan dopo che lo scorso aprile era stato posto il veto a una sua missione in Iraq. "E stata lei stessa a dirmelo, era completamente d'accordo con l'idea che io partissi, credo sia soddisfatta del fatto che io abbia una possibilità di fare ciò che desideravo", ha proseguito il 23enne Harry nell'intervista - rilasciata prima della partenza - nella quale osserva a proposito dell'augusta progenitrice che "sa di cosa parla, la sua conoscenza dell'esercito è sbalorditiva per una nonna": "Suppongo sia un po' il suo lavoro".

 

Harry ha poi escluso di aver mai voluto dare le dimissioni dalle forze armate dopo la delusione di non poter andare in Iraq: "Non userei la parola 'lasciare', più che altro era la sensazione che se dovevo causare una tale difficoltà, sarebbe stato meglio farsi da parte, per il mio bene e per quello altrui"; ma "chiunque dica di non amare l'esercito è un pazzo: ha tanto da offrire" e in fondo, ha concluso, "l'Afghanistan era il posto in vui volevo veramente andare, ancor più che in Iraq".

 

In una successiva intervista, rilasciata il primo gennaio scorso, Harry ha raccontato i suoi primi giorni al fronte, tra cui una notte di Natale passata in compagnia dei Gurkha - il reggimento nepalese di Sua Maestà, unità di elite - tra le rovine di una scuola coranica crivellata di proiettili e con un freddo glaciale: "E' stato bizzarro, ero lì che non facevo una doccia da quattro gironi, non lavavo la biancheria da una settimana e tutto sembrava perfettamente normale".D'altronde, ha proseguito, "Non vedo che cosa potesse mancare": "La musica c'era; luce, cibo decente, e da bere. E no, l'alcool non mancava, se questa è la domanda. E' bello essere lì con tutti i ragazzi e sentirmi come uno di loro".

 

Incaricato di rilevare i bersagli per le incursioni aeree, Harry ha anche avuto occasione di maneggiare una mitragliatrice nel corso di una scaramuccia con un gruppo di talebani che minacciavano di attaccare la sua posizione: "E' stato un po' come immagino dovesse essere nella Seconda Guerra Mondiale: una terra di nessuno in cui loro sporgono la testa, e questo è tutto. Se i ragazzi sono sotto un fuoco violento, richiedo l'appoggio aereo e quando questo arriva loro (i talebani) spariscono dentro i loro bunker".

 

Le forze armate britanniche hanno confermato solo oggi che il secondogenito del principe Carlo - terzo nella linea di successione al trono - si trova in Afghanistan dallo scorso dicembre: è il secondo membro della Royal Family a trovarsi in prima linea dal 1982, quando lo zio Andrew partecipò alle operazioni nelle Falkland come elicotterista.