{{IMG_SX}}Roma, 29 febbraio 2008 - La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Francesca Zenobi, la modella che il 27 luglio scorso partecipò insieme con una sua amica, ad un incontro intimo con il deputato pugliese Cosimo Mele. Secondo quanto contenuto nel deposito degli atti, fatto dal pm Pietro Pollidori, la Zenobi, attraverso un suo legale, Emanuele Antonaci, avrebbe chiesto ad uno dei difensori del parlamentare ex Udc, centomila euro in contanti o un contratto di un anno con Rai o Mediaset del valore di 90 mila euro per ritrattare le accuse, che hanno portato nei mesi scorsi all'indagine a carico dello stesso Mele. La Zenobi ed il giovane penalista sono accusati di concorso in tentata estorsione.

 

In base a quanto denunciato dalla ragazza, lei venne lasciata in una suite dell'Hotel Flora di Roma, a due passi da via Veneto, dopo che si era sentita male per aver assunto della cocaina. A carico di Mele, per questo, sono stati ipotizzati i reati di omissione di soccorso e cessione di sostanza stupefacente. Il 5 febbraio scorso, dopo la chiusura formale degli accertamenti, la Zenobi si era fatta interrogare dal pm. "Non ho mai fatto estorsioni a nessuno. Volevo solo un contratto di lavoro, una nuova opportunità di vita, una ricollocazione sociale, dopo essere stata rovinata dalla storia che mi aveva coinvolto", aveva in pratica spiegato la giovane.

 

L'avvocato Roberto Ruggiero, difensore della ragazza, aveva spiegato: "L'accusa si basa su una registrazione di nove minuti e trenta secondi, prodotta da uno degli avvocati di Mele. A nostro parere, invece, quell'incontro, in un luogo pubblico, durò oltre 30 minuti. Insomma quelle trascrizioni dicono tutto e niente". Il penalista aveva sottolineato: "La vita della mia assistita è stata devastata dall'esser coinvolta in questa storia. E' stata definita ragazza squillo. Per questo ha problemi con la sua famiglia. Lei chiedeva che la controparte tentasse di riparare, nulla di più".