{{IMG_SX}}DOVE TROVERÀ Silvio Berlusconi i cinque miliardi per detassare le tredicesime? E dove taglierà Walter Veltroni i nove miliardi e mezzo necessari a portare a mille euro il salario minimo garantito per tre milioni e mezzo di lavoratori a tempo determinato e perciò considerati precari?

 

Le linee generali dei programmi del Partito Democratico e del Popolo della Libertà sono sostanzialmente simili. Ad elencare una serie di provvedimenti di buon senso ci vuole poco. Ma se non sono stati presi nell’arco di decenni una ragione pur ci sarà. E’ facile portare a spasso moglie e figli ed assicurare di fronte a ogni vetrina che saranno fatti acquisti ragionevoli per tutti. Ma i soldi ci sono? Ci attende un anno di crescita prossima allo zero e quando l’economia è ferma anche il gettito fiscale si blocca. La lotta all’evasione non può supplire purtroppo, almeno nell’immediato, alla stagnazione economica. Nei diversi periodi di recessione che si sono avvicendati nel mondo negli ultimi ottanta anni, alcuni governi hanno promosso grandi investimenti pubblici per garantire la piena occupazione, sulla base degli insegnamenti di Keynes.

 

Ma misure del genere hanno due controindicazioni: l’inflazione e i tetti di spesa pubblica imposti dall’Ue e che l’Italia è l’ultima a poter sfondare. In assenza di crescita, dunque, non resta che tagliare alcune spese in favore di altre. Se il governo di centrodestra vincesse le elezioni, Berlusconi avrebbe il coraggio di eliminare i vantaggi fiscali alle cooperative (rosse, ma anche bianche) finanziando così senza colpo ferire l’abolizione dell’Ici? Toglierebbe all’industria i 35-40 miliardi di contributi di vario genere per abolire l’Irap? I suggerimenti sono di un economista di Fi, Renato Brunetta. Ha fatto bene i conti? Il PdL gli va dietro?

 

Il discorso si fa ancora più serio per Veltroni. Nonostante egli abbia mollato la sinistra radicale, è difficile che possa rinnegare d’un colpo il sostegno alla spesa pubblica che caratterizza la storia della sinistra italiana. Eppure dovrà mettere mano anche lui alla scure, se davvero vorrà ridurre di un punto all’anno tutte le aliquote fiscali, garantire 2500 euro a ogni nuovo nato (solo ai cittadini o anche agli immigrati?) e sgravare gli oneri sul lavoro femminile. Dove comincerà a tagliare?

 

Per Veltroni il discorso si fa delicato anche quando parla di un rilancio delle infrastrutture. Se si esclude il ponte sullo Stretto, il suo programma è pressoché identico a quello di Berlusconi. Con una differenza: il Partito democratico resta saldamente alleato in tutte le amministrazioni regionali e locali di quella Sinistra Arcobaleno che finora è stata la principale responsabile del blocco della TAV, di termovalorizzatori, rigassificatori. Si parlerebbe una lingua a Roma e un’altra in periferia? La vera campagna elettorale, dunque, a nostro avviso non è ancora cominciata. Sappiamo quel che i principali candidati vogliono fare. Ci dicano come e a spese di chi…