{{IMG_SX}}Roma, 18 febbraio 2008 - Bruno Contrada è "in immanente pericolo di vita" e per questo a lui vanno "concessi quantomeno gli arresti domiciliari al fine di dargli la possibilità di curarsi in maniera più efficace, evitando così che le sue condizioni di salute possano peggiorare drasticamente ed irrimediabilmente con grave rischio per la vita stessa del paziente". Sono le conclusioni di Giuseppe Caruso, il medico legale che ha visitato l'ex agente del Sisde, ancora detenuto presso il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.


Per il medico, Contrada è affetto da "grave deperimento organico; vasculopatia cerebrale cronica in esito a sequela di accidenti vascolari; emianopsia destra; grave disturbo depressivo con marcata ansia reattiva; diabete mellito tipo 2; vasculopatia ostruttiva carotidea; insufficienza vertebro-basilare con vertigini marcate e persistenti; cardiopatia ipertensiva con bradicardia marcata; ipoacusia bilaterale con acufeni persistenti; ipertrofia prostatica con disturbi della minzione; colelitiasi; BPCO; poliartropatia diffusa con artralgie a marcata incidenza funzionale; deficit funzionale della spalla destra per lesione della cuffia dei rotatori; sinusite fronto-mascellare; gastro-duodenite con disturbi della digestione".


Una condizione di salute "assolutamente non compatibile con il regime di detenzione: il paziente infatti - conclude il dottor Caruso - si ritiene, specie a causa delle patologie vascolare cerebrale, cardiaca, metabolica e psicologica, sia da ritenersi ad altissimo rischio di re-ictus".