{{IMG_SX}}In questo meraviglioso Paese, l'ultimo sport più praticato sembra essere la negazione dei diritti fondamentali, primo fra tutti quello di scegliere. Tant'è vero che, da un po' di tempo, tira un'aria da medioevo prossimo venturo. Lo conferma l'incredibile attacco ai diritti delle donne in materia di aborto tanto che, per difenderli, esse sono state costrette a tornare in piazza sfidando addirittura le manganellate della polizia.

 

E ancora: la campagna d'opinione per chiedere la revisione della legge 194, per non parlare degli ostacoli disseminati sulla strada della ricerca sulle cellule staminali, giù giù sino alle tambureggianti invasioni di campo di alcune gerarchie vaticane che altro non sono se non sistematiche e plateali ingerenze per cercare di modificare una legge liberamente varata dalla Repubblica italiana. La democrazia funziona, se funziona anche la separazione fra Stato e Chiesa.

 

La democrazia è il rispetto dei diritti di tutti, a cominciare dalle donne che non possono né devono essere criminalizzate come assassine quando decidono di abortire e solo loro sanno quanto durissima sia una scelta del genere. Sotto questo aspetto, ciò che è accaduto al Policlinico Federico II di Napoli è stato raccapricciante.

 L'aborto terapeutico praticato su una signora di 39 anni ed eseguito nei termini di legge su un feto malformato, si è trasformato in un ributtante caso "di distorsione della realtà, se non un caso mediaticamente e politicamente di isteria collettiva".

 

Queste parole non sono nostre, ma del pm partenopeo Russo, titolare dell'inchiesta sull'episodio dopo che un portantino dell'ospedale ha sospettato un infanticidio e ha chiamato il 112. Senza se e senza ma, la nostra solidarietà va a Silvana, la signora di Napoli e a tutte le Silvane di questo Paese. Hanno il sacrosanto diritto di essere libere.