Franco Bechis per “Italia Oggi”



{{IMG_SX}}Napoli continua a non respirare e molti comuni della Campania sono ancora in mezzo a tonnellate di rifiuti per strada. Fra barricate di cittadini, veti di giunte municipali e comitati ambientalisti sembra già tramontato il pugno di ferro che Romano Prodi aveva mostrato nominando commissario l'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro, accompagnato in loco addirittura dall'esercito.



Fallita la missione campana, Prodi e i suoi ministri ancora in carica non si sono dati per vinti. E un'emergenza rifiuti hanno comunque deciso di affrontare: quella di Beirut e delle valli libanesi. Il primo articolo del nuovo decreto legge sulle missioni internazionali dona infatti al Libano 30 milioni di euro per il trattamento dei rifiuti...



L'aiuto al Libano avviene attraverso un incremento dei fondi per la cooperazione internazionale, per un totale di 94 milioni di euro che in parte saranno appunto utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti locali e la realizzazione dei relativi impianti. Proprio quelli che i verdi hanno impedito di costruire in Italia. Certo, i libanesi avranno polmoni più alla buona e problemi anche più gravi per mettersi lì a bloccare l'inceneritore di turno.



Ma il caso diventa grottesco se si pensa alle ragioni politiche - tutte italiane - di quello stanziamento per i rifiuti libanesi. I 94 milioni, che comprendono i 30 destinati al Libano, sono stati inseriti da Prodi e dal ministro degli Affari Esteri, Massimo D'Alema, nel primo articolo del decreto legge, proprio per ottenere in Parlamento da verdi e comunisti il voto favorevole al rifinanziamento delle missioni militari italiane all'estero, in primis quelle in Afghanistan e in Libano.



L'espediente fu escogitato nel gennaio 2007 di fronte alla prima crisi del governo Prodi che avvenne sulla politica estera: visto che sulle missioni internazionali il governo rischiava la bocciatura, il decreto legge fu modificato inserendo al primo posto gli aiuti umanitari per la cooperazione allo sviluppo. Si trattava di 75,5 milioni di euro su un totale di 1 miliardo di euro di spese per i militari, ma tanto bastò alle coscienze di verdi e comunisti per votare il decreto.

Quest'anno il copione si è ripetuto e ai 75,5 milioni se ne sono aggiunti altri 18,5 per iniziative di cooperazione in Iraq. Poi il governo è caduto per altri motivi e il testo del decreto è rimasto lì, pronto per la conversione in legge dalle Camere ora sciolte. E grazie al cuore pacifista dei verdi italiani, mentre Napoli asfissia almeno Beirut potrà respirare...