{{IMG_SX}}Bassora, 7 dicembre 2007 - Tempi durissimi per le donne di Bassora che non portano il velo. Bande di fondamentalisti islamici danno la caccia a tutte quelle che osano andare in giro "Sufur" (plurale di safira: così vengono chiamate in dialetto iracheno le donne non velate) e magari anche truccate. Il sito web della tv al Arabiya pubblica un'inchiesta dalla seconda più grande città irachena, descrivendo uno scenario da incubo per le donne che non sottostanno ai rigidi dettami della Shariya imposti dalle milizie sciite.


Secondo il capo della polizia il generale Abdul Jalil Khalaf, "in città, dopo il ritrovamento nelle strade di 40 cadaveri di donne uccise negli ultimi 5 mesi a causa del loro abbigliamento e comportamento considerato da taluni contrario all'Islam, le donne vivono un autentico stato di paura".

 

Pronta la smentita del leader locale della corrente sadrista di Bassora, Salam al Maliki, che sfida il capo di polizia a "rendere noti i nomi delle vittime, le date del loro presunto omicidio e le modalità". "I crimini non sono stati denunciati dai familiari per timori di vendetta", replica il capo della polizia. Ma questa spiegazione non è sufficiente per Al Maliki, ex ministro dei trasporti del governo al Jaafari, che pur ammettendo l'esistenza "di crimini contro le donne", accusa la polizia di "esagerare nei numeri".

 

Ma è lo stesso al Maliki ad ammettere, anche se parzialmente, l'estensione del fenomeno quando attribuisce la caccia alle donne a improbabili "dispute tribali dovute all'indisciplina di alcune rispetto ai costumi sociali, che le espongono alla morte". Secondo lui "altre donne, forse, sono state uccise per avere lavorato con le forze britanniche".

 

In contrasto con quanto sostiene il leader locale sciita, ci sarebbero però i numerosi "avvisi" a grandi caratteri sui muri della città, come riferisce il sito dell'emittente araba. Uno, "del colore rosso del sangue", recita: "avvertimento: evitare di togliersi il velo e di truccarsi. Chi contravverrà avrà la sua sentenza. Signore nostro, sei testimone che abbiamo predicato".

 

"All'Università di Bassora ci sono ragazze musulmane e cristiane", dice l'ex ministro, e lui stesso si tradisce: "tra di loro ci sono delle 'safira' vestite in modo inaccettabile, ma noi non facciamo niente contro queste donn,e e non le obblighiamo a mettersi l'Hijab".

 

Nel vocabolario arabo, alla voce Safira, che il ministro, ricorrendo al dialetto iracheno, utilizza, risulta: "volgare, rozza, oltraggiosa, impudente, sfacciata; usato anche per indicare una donna che non porta il velo" islamico.