{{IMG_SX}} Milano, 7 dicembre 2007 - È cominciato con il tradizionale dono della katà, la sciarpa bianca tibetana che simboleggia la pace e la buona volontà dell'offerente, l'incontro di questa mattina tra il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il Dalai Lama. È stato lo stesso Dalai a cingere le spalle di Formigoni con la sciarpa.


Il leader religioso e politico dei tibetani è arrivato in Regione alle 8.30, nella tradizionale tunica che lascia scoperte le braccia, ai piedi le ciabatte infradito. Accolto sulla soglia del Pirellone da Formigoni, per quello che resterà l'unico incontro ufficiale con le autorità milanesi, il Dalai Lama è poi salito al trentesimo piano per un colloquio durato circa 45 minuti.


Al termine uno scambio di doni: il Dalai regala un proprio libro, "La via dell'amore", e lascia una dedica sul libro degli ospiti "Auguro che questa Regione possa avere sempre un futuro prospero e felice e un progresso senza ostacoli in ogni campo", mentre Formigoni contraccambia con la rosa camuna simbolo della regione nella versione artistica di Giò Pomodoro.

 

ABBIAMO PARLATO DI PACE

"Ho ricevuto ufficialmente il Dalai Lama come ho sempre fatto, non ho mai negato un colloquio a chiunque me lo abbia chiesto. Oggi abbiamo fatto discorsi assolutamente di pace e la prospettiva politica che mi indicato il Dalai Lama è quella di un Tibet autonomo all'interno della Cina. Io comunque non mi pronuncio su quanto questi popoli decideranno". E' quanto ha affermato il governatore lombardo Roberto Formigoni, al termine della visita ufficiale del Dalai Lama di questa mattina nella sede della Regione Lombardia a Milano. Formigoni ha ricordato che aveva già incontrato Tenzin Gyatso quando era stato ospite al Meeting di Rimini nel 1991 e in Regione nel 1999.


Formigoni ha voluto ribardire la "grande amicizia con la Cina" e la sua volontà di "accrescere la già buona collaborazione economica e culturale" con quel Paese, sottolineado che "ci possono essere diversità di opinione ma io rispetto le scelte di tutti". Il presidente ha spiegato che è stato lo stesso premio Nobel ha parlare della necessità "di favorire il dialogo" e di "non attaccare la Cina". Ricordando la reciproca "apertura" tra la Cina e l'Occidente registrata in questi anni, il governatore ha spiegato che il Wto e le Olimpiadi "sono occasioni straordinarie" per Pechino che però ne deve rispettare anche le regole che ne conseguono.

"Dobbiamo chiedere alla Cina - ha affermato Formigoni - di aprirsi maggiormente, anche in quelle regioni non toccate direttamente dal boom economico".
Nell'incontro ha trovato spazio anche la questione birmana: il governatore ha spiegato che il leader tibetano "apprezza l'azione messa in campo dalle Nazioni Unite e spera che questa possa andare avanti affinché il popolo di quel Paese possa avere maggior libertà e maggiori diritti".


Il presidente lombardo ha affrontato infine l'aspetto religioso sui valori dell'uomo e dell'armonia tra le diverse fedi, dell'incontro con Tenzin Gyatso, "che ai miei occhi si è confermato per quello che conoscevo, un grande capo religioso".
"Mi ha ribadito che è opportuno preservare la fede dei propri padri e del proprio popolo - ha sostenuto Formigoni - e solo più avanti si può passare ad altre opzioni religiose". "Mi ha parlato di compassione, dell'essere aperti che mette in pace con se stessi e con gli altri - ha concluso il governatore - e aiuta a vivere in un mondo diviso e pieno di contraddizioni come quello di oggi".

Grande l'irritazione del governo cinese. Ma Formnigoni ha fatto spallucce.