{{IMG_SX}}20 maggio 1999. 19 marzo 2002. 21 novembre 2007. Le prime due date sono funeste: i giorni degli omicidi da parte delle nuove Br, di Massimo D’Antona e di Marco Biagi. Roma e Bologna. Uno, mattina presto, aveva da poco salutato la moglie e stava andando a lavorare nel suo studio di consulente del lavoro. L’altro, di sera, stava tornando a casa in bicicletta, dalla moglie e dai figli, dopo una giornata di impegni.

 

La terza data, funesta anche questa per chi ha a cuore un po’ di giustizia, è quella in cui si è venuti a sapere della concessione dei benefici della legge sui pentiti a Cinzia Banelli, condannata a vari anni di galera per aver fatto parte del commando di Br autore delle due esecuzioni. Si è pentita l’ex compagna So ed è stata ammessa al programma di protezione che prevede una nuova identità, un nuovo posto dove vivere, e quasi certamente il suo mantenimento a vita da parte dello Stato (cioè noi).

Fine della notizia. Ma se avete voglia di riflettere, di commuovervi, di scoprire quanta compostezza (unita alla fermezza) ci possa essere nelle parole di una donna rimasta sola; se avete voglia di guardarvi allo specchio in quanto cittadini italiani ed elettori, andate a leggere l’intervista (che trovate in questa stessa pagina) rilasciata al nostro giornale da Olga D’Antona, vedova del giuslavorista ucciso a revolverate in una mattina di maggio in via Salaria.

La signora D’Antona, ora deputata della Sinistra democratica, tiene per sé le emozioni che forse ancora le fanno mancare il respiro al ricordo della tragedia. Ma con grande compostezza, dopo aver sottolineato l’ingiustizia della decisione della magistratura, sottolinea che lei, in quanto parlamentare, da tempo si sta battendo per cambiare la legge sui pentiti.

 

Ecco il punto. Cambiamo la legge, facciamo sentire la nostra vicinanza alla signora D’Antona. Perché, è vero, con l’invenzione del <pentitismo> sono stati raggiunti importantissimi risultati nella lotta alle Brigate Rosse (ricordate Patrizio Peci?) e alla mafia. Ma è altrettanto impossibile che possa essere accettato dall’opinione pubblica e soprattutto dai parenti delle vittime che un un individuo nel giro di poche poche ore, giorni mesi, due o tre anni possa trasformarsi da spietato assassino a benemerito <pentito>.

 

Che magari dobbiamo ringraziare, tutelare e mantenere. E dargli magari qualche medaglietta al valore. E allora mafiosi, camorristi, brigatisti continuate pure a pentirvi (meglio sarebbe se prima non ammazzaste la gente) ma sappiate che la gente (e lo dimostra il nostro sondaggio) non ne può più di questo andazzo. La giustizia nei vostri confronti, può fare uno sconto consistente ma non può svendere totalmente la propria credibilità, così ferrea magari con un ladro (per fame) di un etto di prosciutto.

 

Diamo una mano nella sua battaglia alla signora D’Antona. Daremo una mano anche alla signora Biagi che non fa sentire la sua voce sui giornali ma di cui immaginiamo ancora il dolore senza fine. Nessun pentimento potrà mai cancellare dalla mente l’immagine di quella bicicletta di Marco Biagi appoggiata al muro di casa. In attesa di un padrone che non arriverà mai più.