{{IMG_SX}}PERUGIA, 23 novembre 2007 - NEMMENO IL TEMPO di lasciare l’aula-bunker di Milano — dopo l’udienza preliminare per l’inchiesta sui fotoricatti — che Fabrizio Corona si catapulta nel giallo di Perugia: nel capoluogo umbro dovrebbe incontrare oggi Patrick Lumumba, per eventuali collaborazioni.


Che idea si è fatto della vicenda?
«Che la giustizia in Italia non funziona. Quel che è successo a Lumumba è una conferma».


Pensa d’avere qualcosa in comune con lui?
«La nostra è una storia per certi aspetti simile: entrambi in galera ingiustamente. Solo che lui ci ha trascorso 15 giorni, io 120».


L’incontro di oggi non sarà incentrato sulla solidarietà. Parlerete di affari?
«Ho preso contatti con lui perché è un personaggio interessante, che può sfondare. A differenza di tante altre persone dello spettacolo, almeno lui sa fare qualcosa».


Che cosa ci sarebbe in ballo, un cd?
«Preferisco non entrare nel merito. Ancora non ho incontrato Patrick e qualcuno ha già parlato di mercificazione. Io sono qui con delle proposte. Del resto, faccio soltanto il mio lavoro».


Si parla con insistenza di un’esclusiva già chiusa, per un settimanale.
«Ci sono le condizioni. Ma non s’è chiuso niente. E se continuiamo a parlarne rischia di saltarmi tutto. Come è successo, in parte, a Garlasco».


È ancora in contatto con le gemelle Cappa, le cugine di Chiara?
«Assolutamente sì».


Spesso si lamenta d’essere guardato con diffidenza: accade ancora?
«Sì, sempre. Non so perché, io non sono uno che se la mena. Sa qual è il fatto curioso? Che mi guardano male, ma poi mi cercano sempre».


Lo cercano e lo ascoltano: Fabrizio Corona ne è convinto. «Ho il telefono sotto controllo, ma sono sereno. Non troveranno niente di nuovo, perché sto cercando di mettere la testa a posto», ha rivelato ieri prima di entrare nell’aula bunker di Milano, per la prima udienza preliminare, in cui vengono contestati sette casi di estorsione e tentata estorsione ai danni di vip, oltre a episodi di spaccio in alcuni locali della movida milanese. «È andata bene — ha detto Corona all’uscita dal palazzo di giustizia — è stato rinviato tutto al 15 febbraio. Mi rinvieranno a giudizio? Credo di sì, altrimenti questa inchiesta sarebbe ridicola».