{{IMG_SX}}Roma, 6 ottobre 2007 - "Sono oltre 400 mila gli italiani che ricorrono al doping". Questo l'allarme lanciato da Francesco Botrè, direttore scientifico del laboratorio antidoping della Federazione medico sportiva italiana (Fmsi), durante la manifestazione Bergamoscienza. Ogni anno il laboratorio della Fmsi di Roma riceve circa 9 mila campioni da analizzare, provenienti da atleti professionisti. Di questi, circa il 3% risulta positivo.

 

"Se si riporta la stessa percentuale ai sedici milioni di sportivi in Italia - spiega Botrè - ricaviamo un dato preoccupante: possiamo dire che nel nostro Paese ci siano potenzialmente più di 400 mila persone che fanno uso di doping". Un fenomeno che si sta allargando e contro cui lottano i laboratori specializzati.

 


Secondo una ricerca realizzata nel 1997 dalla rivista americana 'Sport Illustrated', ricordata da Fabio Lanfranco, della Divisione di endocrinologia e metabolismo dell'Università di Torino, ben 195 su 198 atleti professionisti Usa intervistati sarebbero stati disposti a fare uso di steroidi se avessero avuto la certezza di non essere scoperti. Inoltre ben il 50% li avrebbe assunti anche se gli fosse stato detto che ne sarebbe morto entro 5 anni.

 

Negli anni gli strumenti per rilevare questa forma di illecito si sono sviluppati molto e oggi è relativamente facile scoprire gli atleti che ne fanno uso. Molto più difficile, invece, è determinare l'assunzione dell'ormone della crescita. "Questa sostanza - spiega Christian Strasburger, responsabile della Divisione di endocrinologia alla Charitè University di Berlino - sopravvive all'interno del sangue solo per mezz'ora al massimo". Per questo sta per essere validato dalla World Antidoping Agency un nuovo sistema per rilevare l'uso di tale ormone.