{{IMG_SX}}Milano, 29 luglio - L'aspetto ''movimentista'', riconducibile alla Seconda posizione delle BR, che si contrappone all'ala militarista, appare evidente da alcune intercettazioni ambientali tra gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta milanese sul Partito comunista politico-militare del 10 febbraio 2007, due giorni prima degli arresti, chiesti del pm Ilda Boccassini e disposti dal gip di Milano Guido Salvini.

 

Gli agenti della Digos, nella loro relazione depositata con l'avviso di chiusura delle indagini, scrivono che Alfredo Davanzo ''parla delle immagini della festa di S Agata a Catania'' e, con Claudio Latino e Davide Bortolato, discute ''dell' episodio dell'uccisione del poliziotto (l'ispettore capo Filippo Raciti ndr.), commentando negativamente le notizie sugli innumerevoli arresti e perquisizioni che ne sono seguiti''.

 

Davanzo, per la Digos, ''ritiene che vi sia stata una rivolta generale contro gli 'sbirri' anche da parte dei 'fasci' che avrebbero preso subito le distanze''. Latino considera ''che il casino e' venuto fuori per il lancio di lacrimogeni, finiti, forse per errore, all'interno dello stadio, determinato, pero', da incidenti all'esterno. Sempre Davanzo ''paragona la situazione dello stadio a quella delle banlieues e sottolinea l'esistenza di una violenza poliziesca insopportabile''.

 

Per Latino, invece, ''lo stadio, nel clima di dispersione avanzante, sia diventato un luogo di aggregazione e di espressione del disagio sociale da cui partono le lotte e ritiene che sia la stessa cosa che succede agli islamici per la moschea''. Latino riferisce poi un discorso fattogli da tale da Shoukry, secondo il quale ''la moschea, essendo unico luogo di aggregazione per gli islamici, diventa anche per i laici centro propulsore delle proteste e delle lotte''.

 

Tutti ironizzano poi sulle ''espressioni dell'integralismo cattolico accennando al culto di S.Antonio da Padova e di Padre Pio'', mentre Latino sostiene che ''lo sbirro morto e' uno di quelli che era impegnato al G8 di Genova''.

 

Ce n'è anche per i Ds, sui quali gli indagati non ci vanno giù leggeri: "Non si dicono comunisti e si chiamano amici e non più compagni", spiegano. E ancora, sono "imperialisti e si sono rinnovati e rifondati in varie salse". I tre sottolineano anche "le contraddizioni della sinistra colpevole di fare favori ai padroni".