{{IMG_SX}}Bologna, 12 luglio 2007 - E' morto Gaspare Barbiellini Amidei. Era nato il 26 novembre 1934. Editorialista di Quotidiano Nazionale, Il Giorno e Il Resto del Carlino, era stato vicedirettore vicario del Corriere della Sera e direttore de Il Tempo. Ha collaborato per  molti anni con il settimanale Oggi.

 

Gaspare Barbiellini Amidei e' morto all'eta' di 72 anni. E' stata una firma storica del giornalismo italiano e uno scrittore prolifico e ispirato. E' nato a Marciana all'Isola d'Elba il 26 novembre 1934. E' stato vicedirettore vicario del Corriere della Sera e direttore del Tempo. Da molti anni teneva sul settimanale Oggi, la rubrica I nostri ragazzi e scriveva per QN Quotidiano nazionale, Il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno.

 


Ai ragazzi e alle tematiche giovanili ha dedicato un'importante fetta della propria vita: sul rapporto tra genitori e figli, ha pubblicato numerosi libri tra cui spicca il libro 'Quel profondo desiderio di Dio'. Una riflessione che affronta tutte le possibili argomentazioni che un padre puo' addurre ad un figlio, partendo da tematiche realistiche contemporanee, per dimostrargli come anche la musica rock, il computer, la matematica, possano essere un mezzo per avvicinarsi a Dio.

 

Ritornano costanti nei suoi libri i temi della religione nel nostro tempo, in chiave morale ma anche politica, in particolare in Dopo Maritain, Il minusvalore, La riscoperta di Dio e anche recentemente nell'incontro con le nuove filosofie nel saggio New Age Next Age, dove tenta di trovare nel tran tran quotidiano le mille tracce di Dio e l'esigenza che ritiene diffusa di riscoprire i valori della vita.

 

Barbiellini Amidei e' stato vice direttore vicario del Corriere della Sera dal 1974 al 1983 quando si dimise con una lettera intensa e accorata: ''Le dimissioni da vice direttore vicario vogliono essere un contributo, forse non marginale al tentativo di sottrarre il nostro Corriere alle lotte per bande, alle divisioni, alle cadute di stile, alle vociferazioni e alle sperimentazioni di potere. Nominato vice direttore nove anni fa, in tempi lontani dalla bufera, ho sempre avuto a cuore l'unita' di questo giornale e l'amicizia delle migliaia di uomini che ci lavorano''.

 

Direttore del Tempo, subito dopo Gianni Letta, dal 1987 all'89, ha collaborato con il giornale per lungo tempo. Tornato anche sulle pagine del Corriere, aveva avviato dal dicembre 2006 la collaborazioni con QN, Quotidiano Nazionale. Barbiellini Amidei, che era anche ordinario fuori ruolo di sociologia delle comunicazioni, e' sempre stato ascoltato e stimato, presente spesso in televisione e alla radio dove recentemente ha curato Prima Pagina. 

 

Il giornalista e scrittore Gaspare Barbiellini Amidei non aveva mai smesso di riflettere su alcuni temi che aveva privilegiato nella sua lunga carriera, oltre alla liberta' del giornalismo, il rapporto fra fede e societa' e l'essere cattolico oggi. Sono gli argomenti che tornano anche in una lunga intervista all'Avvenire di pochi mesi fa (21 dicembre 2006) a Paolo Viana.

 


''Sono un uomo di altri tempi, non amo il gossip'' rispondeva, quando gli si chiedevano le ragioni del suo addio al Corriere della Sera, di cui era stato vicedirettore vicario.
Secondo lo scrittore, per i cattolici negli ultimi dieci anni ''e' in corso un risveglio che ha gia' portato i giornali che si richiamano alle radici cristiane a recuperare lo spazio perduto.
Mentre un decennio fa, parlando di stampa cattolica si pensava ai giornali francofoni, oggi Avvenire e' Le Monde cattolico e viene tenuto in grande considerazione dalle rassegne stampa (penso a quella, ottima ma davvero laica, del Gr 3) oltre che dai lettori, per i suoi contenuti, perch‚ e' documentato, perch‚ approfondisce temi che l'altra stampa, spesso vittima della propria pigrizia, tralascia''.

 

Tuttavia notava nei giornali e nella societa' italiana ''il fastidio, una specie di allergia di certi ambienti, che mi ricordano la cultura massonica della P2, verso quelle culture che pongono a bilancio anche l'Eterno''.

 


Secondo Barbiellini Amidei il fastidio anticattolico ''puo' esprimersi in ogni parte del giornale, perché‚ le notizie che appaiono - o non appaiono - non sono mai casuali. Se non c'e' par condicio, questo non e' il portato di una situazione storica e sociale, ma il frutto di scelte precise. Nulla di quel che avviene nei media e' casuale''.

 

 

Precisava pero' che per i cattolici ''non servono quote 'bianche'. L'obiettivo dev'essere la liberta' di espressione, poter fornire la propria opinione senza essere chiusi nella riserva indiana. Malcostume sarebbe chiedere a un giornalista se crede in Dio. Io, da direttore, non ho mai chiesto a nessuno se credesse in Dio, in Marx o anche soltanto in se stesso''.