Roma, 1 giugno 2017 - Al netto di tutto. Al netto dei talk show, dei reality in tv, della pubblicità, delle paparazzate, del gossip amoroso via Federica Pellegrini. Al netto di tutto, esatto, Filippo Magnini, classe 1982, marchigiano, rimane, al maschile, il più importante nuotatore nella storia d’Italia. E giuro che non sto esagerando. Lo so, lo so. Domenico Fioravanti e Gregorio Paltrinieri hanno vinto l’oro olimpico in vasca. E lui no. Mentre Max Rosolino, in termini di impatto mediatico, sicuramente ha conquistato più copertine di Filo, ballando con le stelle di Milly Carlucci eccetera. Solo che qui non si intende sviluppare un discorso basato sulla contabilità statistica o sulla popolarità da televisione. Bensì qui si ragiona sulla magia della suggestione. Figlia di una prova unica. I 100 stile libero!

ORA, provate e proviamo ad allargare il discorso alle piste della atletica leggera. Oserà forse qualcuno negare la leggenda di Nurmi, di Zatopek, di Farah, insomma dei grandi eroi della corsa di fatica, dello sforzo prolungato? Certo che no. Ma i 100 metri di Usain Bolt, i record di velocità estrema per il bipede, ti si stampano nella retina prima e nella memoria poi. Ebbene, è così anche in piscina. Provi, via, un tuffo nell’acqua e andiamo a vedere chi è il più rapido e il più forte sulla distanza breve. Johnny Weissmuller era così bravo nell’esercizio che a Hollywood ne fecero il Tarzan cinematografico. Commentò: «Sono credibile quando dico ‘io Tarzan tu Jane’ solo perché sui 100 stile libero non avevo rivali». Mark Spitz, l’uomo Delfino in anticipo su Phelps, l’aveva persino sentenziato: «Posso collezionare ori e primati, ma se non vinco i 100 stile libero nessuno si ricorderà di me». Ciò premesso, Filippo Magnini, detto Filo, una vita di bracciate e di virate, ci è riuscito. Non ai Giochi, va bene. Eppure, è l’unico italiano che possa alzarsi alla mattina dicendo al se stesso riflesso nello specchio: in due occasioni io su quei cento metri stile libero mi sono laureato campione del mondo. Vi par poco?

I pm: sostanze dopanti a Magnini. Ma per il gip non ci sono prove di R. Damiani

ACCADDE per la prima volta a Montreal, in Canada, nel 2005. Re Magno era rimasto scottato, dodici mesi prima, dalla temperatura bollente nella vasca della Olimpiade di Atene. Era divorato da una pazzesca voglia di rivincita: a metà gara stava dietro il sudafricano Schoeman e costui pensava di aver già vinto, invece negli ultimi dieci metri Filo si ricordò di quando nel mare di Pesaro sfidava i coetanei da boa a boa e il finale fu un capolavoro. Campione del mondo, 48”12 il tempo, una prestazione eccezionale. Peccato fossero cambiati i tempi: al posto di Hollywood adesso ti chiamano all’Isola dei Famosi e francamente mica è la stessa cosa. Io non so fino a che punto Magnini sia stato in grado di cogliere il senso della sua stessa grandezza. Viviamo tempi in cui la memoria si fa optional. Magari è anche seccante aver scritto la storia del nuoto (nel 2007, a Melbourne, sui 100 stile libero iridati concesse un meraviglioso, incredibile bis!) e poi accorgersi che a livello di opinione pubblica per tanti sei soltanto il compagno della Sirenetta d’Italia, alias Federica Pellegrini, nel turbinio di una love story con alti e bassi.

Lo conosco, non ci credo - di Leo Turrini

OPPURE SCOPRIRE che per i ragazzini Millennials al massimo sei un concorrente a Masterchef Celebrity. Può anche darsi, perché no?, che abbia prolungato in eccesso la gloriosissima carriera: a contare le medaglie (ci sono anche quasi una dozzina di titoli europei tra vasca lunga e corta, più record sparsi di qua e di là) si perde una mezza giornata. Ma quando qualcuno si prenderà la briga di scrivere la storia dello sport colorato d’azzurro, sarà il caso di dirgli grazie. Salvo doping, si capisce.