Roma, 17 novembre 2017 - Milioni di italiani orfani del Mondiale sono ancora disperati. Il ministro dello Sport Lotti, il presidente del Coni Malagò e tutta la politica hanno chiesto una rifondazione del governo del calcio. Ma Tavecchio resta ancorato alla sua poltrona. Nonostante il fallimento totale, non ha la minima intenzione di farsi da parte e spera di farsi perdonare questa pagina amara facendo melina, semplicemente sostituendo il ct, magari con un grande nome che faccia dimenticare il disastro.

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Ma perché un uomo di 74 anni, gaffeur di professione – famose le frasi sugli «stranieri che vengono da noi prima mangiavano le banane e ora sono titolari» e la chicca sul calcio femminile: «pensavamo che la donna fosse handicappata rispetto al maschio» – anche di fronte a una figuraccia simile, preferisce esporsi al pubblico ludibrio anziché gettare la spugna?

Semplice, per soldi e voglia di supremazia. Grazie al sistema di potere che ha creato ed esercita con i suoi uomini messi nei posti chiave, Tavecchio, oltre alla sua pensione, incassa altri 5 stipendi. Quello da presidente della Figc (uguale per tutte le federazioni, 36mila euro), quello di presidente della Figc Servizi, di presidente di Lega Nazionale Dilettanti Servizi e di presidente Lnd Immobili. Incarichi che ha preteso di conservare nonostante abbia formalmente lasciato la guida dei dilettanti.

Da queste posizioni gestisce la cassaforte di un movimento che ha un milione di iscritti, 14mila società e un giro d’affari quantificato in quasi un miliardo. Chi vuole un finanziamento agevolato per ristrutturare il proprio impianto deve passare da lui. Chi vuole rifare il campo in erba sintetica e ottenerne l’omologazione deve chiedere a lui e ai suoi uomini di fiducia. Lavori poi quasi sempre effettuati dalle stesse ditte che hanno il monopolio del sintetico in Italia (di cui una è proprietà di un vecchio amico di famiglia di Tavecchio) e che sponsorizzano da anni la Lnd. In più i campi devono essere omologati e l’unico laboratorio autorizzato è di proprietà del figlio di un dirigente della Lnd, fedelissimo di Tavecchio, e responsabile dei regolamenti per l’omologazione che costa 4.800 euro ogni 4 anni a campo. Un bel business ma anche uno strumento di pressione per ottenere voti tra le società.

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Ma non basta. Tavecchio incassa il quinto stipendio come commissario della Lega serie A. Con i due vice, il dg della Figc Michele Uva e l’avvocato Paolo Nicoletti, Tavecchio potrà dividersi 135mila euro per sei mesi di lavoro. Uva ha rinunciato al compenso: facile immaginare a chi andrà la maggior parte dei soldi. Per lui come minimo 9.000 euro al mese solo per questo compito. A meno che per una volta decida di fare un bel gesto e donarli in beneficenza. Per gli altri incarichi il compenso è top secret : conosciamo solo il costo totale annuo del board (Figc servizi 70mila euro, Lnd Servizi 92mila, Lnd Immobili 36mila).

E a proposito di immobili dobbiamo ricordare il giallo della compravendita dell’attuale sede della Lnd. Un palazzetto a piazzale Flaminio a Roma costato nel 2008 20 milioni di euro. Il vecchio proprietario, un immobiliarista della Capitale, l’aveva comprato appena 22 giorni prima per 11 milioni. Un affarone: 9 milioni di plusvalenza in pochi giorni. E il presidente della Lnd che ha voluto quell’acquisto era sempre lui: l’onnipresente Carlo Tavecchio.