Napoli, 7 dicembre 2017 - La fatidica parola crisi resta tabù in una Castel Volturno gelata come la delusione vissuta ieri sera dagli azzurri, fuori dalla Champions senza attenuanti. Non basta appellarsi al presunto piglio soft tenuto dal City in casa dello Shakhtar, con entrambe le formazioni avanzate a braccetto negli ottavi. Anche perché la banda Sarri è uscita con le ossa rotte dal confronto con il Feyenoord, certificando il quarto ko in 6 sfide europee.

ATTACCO SGONFIO - Se fino a qualche giorno fa nessuno voleva parlare di crisi, adesso gli allarmi provengono dai protagonisti della 5 giorni nera che ha guastato le ambizioni dei partenopei su 2 dei 3 fronti stagionali. Salutata la coppa dalle grandi orecchie, nulla è compromesso in campionato ma proprio per continuare a sognare il tricolore le analisi sul momento no vissuto dagli azzurri sono d'obbligo. E anche semplici: una squadra che fonda le proprie fortune sulle trame offensive non può uscire indenne dalla fase di appannamento che stanno attraversando i suoi uomini chiave. Un nome su tutti: Mertens, appena classificatosi 29esimo nella corsa al Pallone d'Oro. Un ottimo risultato che sembra uno schiaffo a quanto sta producendo il belga di recente. Ieri, per la precisione, poco o nulla: appena 1 conclusione nello specchio, 2 tiri totali e 3 sole interazioni nell'area di rigore avversaria. Un pallone d'oro piuttosto sgonfio.

TUTTI SOTTO ACCUSA - Fosse solo Mertens il problema attuale di un Napoli che mantiene il predominio territoriale sancito dal 62% di possesso della sfera ma latita in zona offensiva, come testimonia il clamoroso dato di 4 attacchi al sette difeso da Vermeer. Metà della produzione è stata firmata da Zielinski, una delle poche note liete della gita in terra d'Olanda. Il polacco si candida a sostituire degnamente Insigne, alle prese con i noti guai al pube. Noti per modo di dire perché fino a qualche giorno fa la società minimizzava, così come ha cercato di fare al cospetto delle prime avvisaglie di scarsa brillantezza del Napoli, ora in toto sul banco degli imputati. Dall'esiguo turnover di Sarri alle scelte di mercato di De Laurentiis, passando per la scaletta degli obiettivi stagionali. Togliere importanza a una Champions rincorsa per mesi non è la ricetta migliore per un gruppo bisognoso di conferme. E' bastata la sbandata con la Juve per toglierne molte, poi ci si è messo il ko con il Feyenoord a ricordare un vecchio brocardo del calcio: vincere aiuta a vincere. Perdere pure.