Torino, 13 settembre 2017 - Duro, durissimo risveglio per la Juventus dopo la tremenda notte del Camp Nou. Il pesante tonfo con il Barcellona non può che far tornare alla mente dei tifosi bianconeri la finale persa a giugno contro il Real Madrid. Sconfitte paragonabili sia per misura che per il modo in cui sono maturate. Dopo un ottimo primo tempo, i campioni d'Italia si sciolgono come neve al sole, di fronte alle accelerate degli avversari. La difesa improvvisamente comincia a soffrire, il centrocampo non gira più e l'attacco, quando rifornito, pare troppo isolato. Insomma, la squadra di Allegri si allunga terribilmente, concedendo il fianco alle ripartenze degli avversari.

Le assenze, nonostante fossero diverse e importanti, non possono giustificare fino il fondo il crollo della Vecchia Signora nella ripresa. Un crollo soprattutto dal punto di vista mentale: dopo il 2 a 0, Buffon e compagni sono usciti troppo presto dal match, senza abbozzare alcuna reazione, se non negli ultimi minuti con il risultato ormai compromesso. Sembra banale dirlo, ma un k.o. di tale portata non può che ridimensionare per il momento le ambizioni europee della Juventus. Quel che c'è di positivo è che siamo appena a settembre, con la squadra ancora non al meglio dal piano atletico e alla ricerca di un'identità. C'è tutto il tempo per migliorare, ripartendo dalle (poche) cose che ieri sera sono funzionate.

De Sciglio ad esempio, finché è rimasto in campo (a proposito, in giornata è atteso un responso sulle sue condizioni), non ha demeritato, sfiorando pure il gol dopo appena cinque minuti. Altre note positive le prestazioni, almeno nel primo tempo, di Pjanic e Benatia, che hanno dimostrato di saper reggere a certi livelli. In ombra invece gli altri, specie il trio offensivo composto da Dybala, Douglas Costa e Higuain. La Joya in particolare era attesa dalla prova del nove (o meglio, del dieci), nella sfida a breve distanza con Messi. Attualmente il paragone è improponibile: la Pulce è risultata l'ago della bilancia nei momenti chiave della sfida. Una capacità che il classe '93 ex Palermo ha messo in luce solo a tratti contro le big europee.

L'importante adesso è non gettare la croce su chi ha deluso maggiormente, ma saper individuare gli errori (diversi in occasione dei gol blaugrana) e migliorare sia singolarmente che a livello di gruppo. Serve calma ed equilibrio anche in chi giudica, memori delle stagioni passate, quando i ragazzi di Allegri sono sempre riusciti a rialzarsi dalle difficoltà e a crescere proprio in prossimità degli appuntamenti più importanti. Il tecnico livornese e la sua squadra meritano fiducia. Del resto, come scritto in un tweet, "meglio perdere la prima partita che l'ultima".