Bologna, 14 settembre 2017 - Come a Cardiff, così a Barcellona: la Juve «tiene» un tempo, eppoi... Messo così, come se si accusasse un deficit di tenuta fisica o nervosa, non è un problema Juve. È qualcosa di più grave. È l’eterna difficoltà delle squadre che soffrono di inferiorità tecnica, congenita o imposta da errori occasionali, da scelte infelici dell’allenatore. Prendendo esempio dall’ultima giornata di campionato, era fatale la caduta del Bologna davanti al Napoli, uguale in tutto alla sconfitta della Juve a Barcellona: i rossoblù hanno dominato il primo tempo anche come qualità di gioco, proprio come i bianconeri martedì sera, ma la superiorità tecnica del Napoli, peraltro già nota, s’è materializzata con un paio di mosse di Sarri (ad esempio la sostituzione di Hamsik) e la presa di coscienza del gruppo. 

Così come il Bologna si è illuso di poter tenere testa alla squadra titolare del miglior gioco (mentre avrebbe fatto bene, a un certo punto, a cercare un onorevole pareggio rispetto al drammatico precedente del 7-1) la Juve si è illusa di poter tenere testa a Messi e compagni, cavalcando l’illusione di un confronto fra il divino Leo e il Dybala astro nascente. Nella scorsa stagione il capolavoro di Allegri era stato lo 0-0 del Camp Nou, come superare quel risultato avendo perduto a cuor leggero (vedi la rinuncia a Bonucci) la mitica Bbc? 

Allegri oggi non solo si ritrova a dover costruire un’altra Juve ma la espone a grandi rischi affrontando avversari potenti con un centrocampo risibile, povero di quantità e qualità: proprio com’è successo alla Nazionale di Ventura. Scelta inconcepibile che non puoi far pagare all’Invisibile Pipita, umiliandolo con la sostituzione da parte di un diciassettenne, il centrocampista Caligara. A parte la presa per i fondelli, poteva pensarci prima: non all’87’. 

«Centrocampo»: quando a metà dei Sessanta andai a lavorare a Milano con Gianni Brera gli dissi garbatamente che mi aveva colpito la sua invenzione del Centrocampista. E lui, meno garbato, mi aveva risposto: «Ma almeno l’hai capito?». È quello che mi vien da chiedere, oggi, a Allegri e ad altri suoi colleghi: ma l’avete capita la necessità di realizzare, fin dal mercato, un centrocampo forte? Vi ricordate di Pirlo?