Milano, 14 novembre 2017 - La disfatta azzurra. Italia-Svezia è finita 0-0, siamo fuori dai Mondiali di Russia 2018. Dopo l'eliminazione, ecco gli scenari per ripartire. A cominciare dal quello che, presumibilmente, sarà il nuovo cittì.

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La trincea è già scavata da un pezzo. E ora, bisogna essere lesti a buttarsi dentro a quel fosso con l’elmetto ben conficcato in testa, perchè il fuoco incrociato sarà martellante nelle prossime ore. Chiaro e lineare come l’avventura del ct sia conclusa, aldilà di gesti forti (le dimissioni) o scadenze contrattuali – il contratto scade nel giugno 2018 e la Figc si avvarrà della clausola che prevede lo stop al rinnovo del contratto fino al 2020 in caso di flop Mondiale – perchè la mancata qualificazione a Russia 2018 è una ghigliottina che non prevede vie d’uscita nonostante, ad esempio, la NextGen azzurra pilotata dallo stesso Ventura nell’orbita della Nazionale maggiore.

A chi invece pensa che il presidente federale Carlo Tavecchio, che Ventura l’ha scelto e sostenuto anche con il giusto e necessario coraggio, se ne andrà sulla scia del fallimento azzurro si sbaglia di grosso. Tavecchio si difenderà con l’arma delle riforme effettuate – tante in effetti, con il fiore all’occhiello della tecnologia, dall’Occhio di Falco alla Var – con il ruolo da protagonista della Federazione sullo scenario internazionale, al punto di giocare un ruolo decisivo nell’elezione di Infantino alla Fifa e poi di Ceferin al vertice dell’Uefa. Dunque, con quella ‘politica del fare’ alla quale fa spesso riferimento e offuscata più da gaffe epocali che da effettivi scivoloni programmatici.

Dovrà però prepararsi, Tavecchio, ad affrontare un’onda di piena che in confronto quelle per gli scivoloni dialettici sono state secchiate d’acqua tiepida. Pensate soltanto alla reazione degli haters che altro non aspettano sui social; oppure alla fila di politici che spenderanno soldi dei contribuenti per chiedere la testa del presidente federale. Balletto già visto e molto più frizzante del solito, quello della politica, considerando che a marzo si andrà alle urne e mettersi in mostra con il pallone funziona sempre. Eppoi, c’è il fuoco amico. Bisognerà capire se nel Consiglio Federale appena successivo al flop (se ne convocherà uno straordinario probabilmente) ci sarà qualcuno che chiederà la testa del presidente.

I NOMI PER IL DOPO VENTURA - Tavecchio per la panchina dovrà agire in fretta e, forse, qualche carta dovrebbe già averla nella tasca interna della giacca. Dopo un flop così fragoroso è chiaro come l’idea di un nome forte e carismatico rappresenti la soluzione migliore per ricostruire l’ambiente e dare nuove certezze ai tifosi delusi. Il primo nome in agenda è senza dubbio quello di Carlo Ancelotti, che peraltro è libero, anche se intenzionato a candidarsi per la panchina du qualche grande club. Poi, anche dal punto di vista mediatico, sarebbe un gran colpo il ritorno di Antonio Conte, stanco dell’avventura al Chelsea – impressionante il suo atteggiamento in panchina durante il match con la Roma – e con una voglia di Italia (inteso come Paese...) grossa così. Certo, qui c’è da capire se la rivale da battere sarà il Milan...

Altro nome forte è quello di Allegri se dovesse decidere di chiudere con la Juventus, eventualità imprevedibile al pari di quella legata al nome di Mancini, sotto contratto con lo Zenit. Il Mancio, quando era al Galatasaray, aveva inserito una clausola che prevedeva l’addio a fine stagione in caso di chiamata di club d’elite o nazionali importanti come la nostra. Probabile che si sia ripetuto allo Zenit. Per il quartetto di big il problema sarebbe l’ingaggio. Se Ventura s’è ‘accontentato’ di guadagnare 1,5 milioni, per i magnifici quattro si dovrebbe arrivare a sfiorare i 4 milioni, tra premi e bonus, con l’aiuto degli sponsor maggiori, così come accadde con Conte e lo sponsor tecnico. Solo nel caso in cui arrivasse il sì di un big libero però a giugno, la Figc prenderebbe in ipotesi l’idea di un traghettatore, come ad esempio il ct dell’Under Di Biagio.

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