Milano, 13 novembre 2017 - Un disastro. L’eliminazione degli azzurri ad opera della Svezia di stasera avrà effetti devastanti, tanto che il termine "apocalisse" è stato usato nei mesi scorsi dallo stesso presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio. Non solo perché l’Italia non salta un Campionato del Mondo dal 1958 ma perché il conto della mancata qualificazione in Russia è una mazzata per le casse della Federcalcio. Ma non solo. Guardando al passato, infatti, si calcola che i risultati ai Mondiali abbiano conseguenze addirittura sul Prodotto interno lordo e sulle dinamiche economiche del Paese. In effetti, negli anni successivi alle vittorie di Spagna 1982 e Germania 2006, i dati lo confermerebbero: nel 1983 il Pil è passato all’1,4% rispetto al +0,7 del 1982.

Italia-Svezia, rivivi la diretta

Nel 2007 la crescita fu del 4,1% contro il 2,2 dell’anno precedente. Da una parte c’è la valorizzazione del made in Italy nel mondo, dall’altra il business interno innescato dalle partite degli azzurri: l’acquisto di nuovi televisori, la ristorazione per chi vuole vedere la partita in compagnia, fino al mercato pubblicitario che sarebbe rinvigorito da ascolti televisivi da record. Ma anche rimanendo su dati più facilmente calcolabili, come quelli della perdita di introiti della Figc, senza il pass per Mosca, siamo su cifre iperboliche: da poco meno di 80 milioni a più di 100. Ne abbiamo parlato con il professor Matteo De Angelis, docente di marketing all’università Luiss Guido Carli. De Angelis, quanto ci costerebbe non andare ai Mondiali? "Fino a 100 milioni di euro, con quatto voci fondamentali".

Ci dica.

"Si parte con i premi stabiliti dalla Fifa per la partecipazione: solo accedere ai Mondiali frutta 9,5 milioni. Andando avanti i premi aumentano fino ai 38,5 di chi si porta a casa la Coppa del Mondo".

Poi ci sono gli sponsor...

"Sui 174 milioni nel bilancio 2016 della Figc ben 43 arrivano da contratti pubblicitari, circa il 30 per cento. Quasi 19 milioni arrivano dallo sponsor tecnico Puma, un terzo di questi sono legati alle performance ad Europei e Mondiali, anche gli altri partner commerciali che incidono per i restanti 24 milioni potrebbero cessare o al meglio rinegoziare al ribasso i loro accordi...".

Medesimo ragionamento che vale per i diritti televisivi.

"Solo la Rai paga alla Federazione circa 26 milioni all’anno. Difficile dire di quanto potrebbe scendere l’accordo senza la partecipazione al Mondiale russo ma sarebbe sicuramente una riduzione importante".

La quarta voce?

"Sono le scommesse sportive. Settore meno prevedibile degli altri tre: ci dobbiamo rifare a quanto avvenuto quattro anni fa nel Mondiale brasiliano. Nell’estate 2014 ci sono stati 268 milioni di puntate sulle partite di cui 19 sulle tre giocate dall’Italia. Scommesse che in generale hanno procurato un gettito per l’Erario di circa 10 milioni".

E sul sistema-Paese quanto può incidere la partecipazione o meno al Mondiale?

"Difficile quantificare l’impatto economico generale, in cui influiscono molti fattori, senza rischiare di semplificare troppo. Si può parlare di un danno di reputazione che nel medio-lungo periodo può incidere. Se un giorno l’Italia, ad esempio, volesse organizzare un Campionato del Mondo avrebbe qualche difficoltà determinata dalla mancanza di risultati dopo la vittoria del 2006". Insomma, con una mano appoggiata sul cuore e l’altra sul portafoglio, forza azzurri.

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