Giulio Gallazzi, 53 anni, bolognese, ex giocatore di football americano nei Warriors (negli anni ‘80 ha vinto sia il campionato italiano che quello europeo con la maglia della nazionale di cui è stato capitano), è a capo di Sri Group, società di investimenti con sede a Londra che sta per concludere l’acquisto del Genoa calcio. Il closing con l’attuale proprietario, Enrico Preziosi, è previsto entro martedì prossimo. Un affare da 120 milioni di euro che Gallazzi, membro del cda di Banca Carige, sta mettendo a punto dopo avere coinvolto fondi e imprenditori di primo piano della finanza mondiale. Lo stesso Gallazzi sarà vicepresidente del Grifone con delega ai rapporti con la Lega Serie A.

Bologna, 18 luglio 2017 - «Evidentemente è destino che il mio cuore debba essere colorato di rossoblù». Giulio Gallazzi, tifoso del Bologna e della Fortitudo, ha la penna in mano per firmare il contratto di acquisto del Genoa. Il Grifone è il più antico sodalizio calcistico italiano (fondato nel 1893) e oltre ai colori sociali ha in comune con il Bologna il blasone (ha vinto 9 scudetti), una tifoseria appassionata, una storia di discese ardite e di risalite.

Quali sono i suoi partner nell’affare?

«Erskine Capital Limited, un comparto di fondi specializzati nel settore dell’entertainment. E poi Hamilton Ventures, una merchant banking inglese che investe nel settore media e tecnologie. Due soggetti ideali per sviluppare il progetto che sta alla base di questa operazione».

Ovvero?

«Fare del Genoa una community internazionale basata sui social network. Abbiamo tutto per farlo: brand forte e storico, tifoseria unica al mondo e piano ambizioso che punta a crescere in modo razionale e sostenibile».

Quali sono i suoi modelli?

«Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. Hanno vinto 7 delle ultime 10 Champions e hanno una struttura societaria basata sull’azionariato diffuso, senza un padrone. Io non voglio essere patron del Genoa, ma un imprenditore in grado di ristrutturare la società e organizzarla in modo da poter adeguare il capitale al piano di sviluppo».

Perché lei, tifoso del Bologna, non ha comprato la squadra della sua città?

«Sono molto legato a Genova per motivi di lavoro e ho sempre avuto in simpatia i colori rossoblù. Il Bologna? Tre anni fa, alla fine dell’era Guaraldi, non ero pronto. Però ci ho riprovato a dicembre 2016, ma Saputo ha preferito andare avanti da solo».

E quando, tra qualche mese, il Bologna farà visita al Genoa a Marassi lei come affronterà la questione?

«Sceglierò il Grifone: credo che un uomo non può che unire la propria energia e la propria passione al proprio progetto. Ma il Bologna resta nel mio cuore e spero che arrivi in classifica subito dietro al Genoa».

Lo sport è nel suo Dna: è stato capitano della nazionale di football americano e ora lega il suo business al calcio.

«Per me lo sport è stato maestro di vita e migliore amico. Mi ha insegnato valori come lo spirito di sacrificio che ho poi riportato nel lavoro. E oggi lo vedo come un prodotto che, adeguatamente valorizzato, può essere portato con successo sul mercato dei capitali».