Barcellona, 12 settembre 2017 - C'è subito il Barcellona sulla strada della Juventus vicecampione d'Europa. La Champions League 2017-18 dei bianconeri parte dal Camp Nou per quella che è ormai una classicissima. La partita del Girone D non sarà trasmessa in chiaro, la diretta tv sarà visibile su Premium Calcio 1 alle 20.45.

Barcellona-Juventus, segui qui la diretta

Roma-Atletico Madrid in tv, dove vedere la diretta di Champions

Formazioni. Squadra obbligata o quasi. Chiellini e Mandzukic non hanno recuperato dagli infortuni, ancora out Khedira e Marchisio, Cuadrado squalificato e Howedes in ritardo di condizione. La Juve del Camp Nou balla su un paio di dubbi: il ruolo di Barzagli ("Certamente Andrea giocherà", diceva ieri Allegri) che dovrebbe fare il terzino destro (a spese di De Sciglio), con Benatia e Rugani al centro, e la posizione di Sturaro. Se quest’ultimo, come pare, giocherà sulla linea di centrocampo, allora vedremo una Juve col 4-3-2-1, con Sturaro a completare la mediana che vede Pjanic in regìa e Matuidi mezzala sinistra. Ma Sturaro potrebbe agire qualche metro più avanti, con Dybala e Douglas Costa, nel tridente dietro Higuain, per un 4-2-3-1 molto atipico.

image

Così in campo
Juve 4-2-3-1 Buffon, Barzagli, Rugani, Benatia, Alex Sandro; Matuidi, Pjanic, Sturaro; Douglas Costa, Dybala, Higuain
A disp: Szczesny, Pisnoglio, Asamoah, De Sciglio, Bernardeschi, Bentancur, Caligara. All. Allegri

Barcellona 4-3-3 Ter Stegen, Alba, Umtiti, Piqué, Sergi Roberto; Iniesta, Busquets, Rakitic; Dembélé, Suarez, Messi
A disp: Cillesen, Semedo, Mascherano, Paulinho, Deulofeu, Andre Gomes, Denis

image

IL PUNTO di GIANMARCO MARCHINI
Le lezioni in Europa ripartono con la prova più impegnativa: pronti, via, esame di spagnolo, la materia che l’anno scorso ha rimandato per l’ennesima volta la Juventus e il suo ossessionante sogno di laurearsi campione d’Europa. Stasera servirà una prestazione da 10. Stasera servirà soprattutto una prestazione del 10. In casa di Leo Messi, il ‘diez’ moderno per antonomasia, tutte le speranze e le attese bianconere ricadono sulle spalle del folletto Paulo Dybala. Spalle esili ma forti, che hanno retto senza problemi il peso di un numero che nella smorfia juventina vuol dire Platini, Baggio, Del Piero. «Ho accettato di indossarla perché ho deciso di far parte di questo progetto a lungo. Poi il futuro nessuno lo conosce», spiega il 23enne argentino, con quella faccia ancora da ragazzino. Si presenta lui nella conferenza della vigilia accanto ad Allegri, altro indizio di una leadership sempre più ascendente. Dopo il terremoto di Cardiff, con le scosse di assestamento degli addii di Bonucci e Dani Alves, la Juventus ha deciso di ricostruire su Dybala il grande sogno Champions, rinunciando - si dice - a offerte irrinunciabili proprio dai blaugrana.

«Mi voleva il Barça? – replica Dybala prendendosi un attimo per battezzare l’angolo giusto delle parole – La verità è che io non so nulla, nessuno mi ha detto nulla: l’unica cosa che mi ha detto la società è che voleva facessi parte del loro progetto: e io ne sono felice». Allora provano a metterlo in crisi chiedendogli se gli piacerebbe giocare con Sua Maestà Lionel. Risposta al volo, precisa che va a segno: «Per fortuna ho la possibilità di giocarci in Nazionale ed è un piacere perché da lui posso imparare tanto». Poi aggiunge: «E’ difficile, però, per me coesistere con lui perché agiamo nella stessa zona di campo: ed è evidente che devo adattarmi io a lui». E’ un Paulo che sprigiona convinzione e sicurezza da tutti i pori. I 5 gol in campionato, che diventano 7 con la doppietta in Supercoppa, sono la cartina tornasole di una maturità tecnica e personale. Un salto di qualità evidente che ha fatto scoperchiare la pentola dei paragoni. «Io accostato a Messi e Neymar? Per me è un piacere immenso: farò di tutto per restare a questi livelli e per provare a migliorarmi». L’anno scorso Dybala decise i quarti di finale proprio contro il Barcellona con quella splendida doppietta nel 3-0 dell’andata allo Stadium. Quella era una sfida in 180 minuti, da dentro o fuori.

Diverso ora che si ragiona nell’ottica di un girone dove, peraltro, Olympiacos e Sporting Lisbona dovrebbero fare una battaglia a sé, quella per il terzo posto. E’ per questo che Massimiliano Allegri non si fa problemi nell’ammettere che passare come primi o come secondi cambia poco. «L’importante è passare il turno», dice candidamente ‘Acciuga’. «Tenere la porta inviolata con il Barça per tre gare di fila sarebbe un’impresa, ma noi dobbiamo pure pensare a fare gol perché anche loro hanno punti deboli». La strategia, manco troppo segreta, in casa bianconera è quella di uscire dal Camp Nou con un bel pareggio, per poi giocarsi le chance del primo posto nel ritorno del 22 novembre all’Allianz Stadium.