BOLOGNA, 17 aprile 2017 - Il finale di stagione non ha molto da dire in ottica Bologna, la salvezza non è più un problema da tempo, la parte sinistra della classifica è irraggiungibile e al Dall'Ara i rossoblù non divertono. Cosa si può chiedere alla squadra da qui alla fine?

43 PUNTI - Il primo obiettivo tangibile, anche se effimero, è rappresentato dai 43 punti, ovvero il famoso punto in più rispetto alla stagione precedente. L'anno scorso i rossoblù chiusero a 42, ora sono a 35 con sei partite da giocare. Tre sono abbordabili (Udinese, Empoli e Pescara), tre decisamente meno (Atalanta, Milan e Juve). Considerando la difficoltà del Bologna con le big, è lecito aspettarsi zero punti nei tre scontri con le squadre in zona Europa, per questo motivo gli uomini di Donadoni dovranno cercare di vincere le altre tre. Con nove punti il Bologna arriverebbe a 44, centrando il suo obiettivo. In sintesi, il trittico che partirà da fine aprile, con la sfida ai friulani al Dall'Ara, non dovrà essere fallito.

CRESCITA E CONFERME - In realtà, i veri obiettivi tecnici della squadra sarebbero più orientati verso la prossima stagione, con Donadoni chiamato a decidere da quale zoccolo duro ripartire. Sotto questo aspetto, però, sono mancati i giovani di prospettiva: Donsah, Mbaye, Rizzo e Petkovic non hanno avuto modo di esprimersi. Sono tutti investimenti importanti del club e al momento tanti rappresentano ancora una incognita in vista del futuro. E' mancata, inoltre, la crescita globale della squadra che ancora in questo finale di stagione mostra gli stessi errori dell'inizio. Al momento non si è percepito uno step successivo, un miglioramento tangibile rispetto alla prima parte di campionato. Il Bologna ha continuato a vivere di alti e bassi senza stabilizzarsi su determinati livelli e spesso ripetendo lo stesso copione basato di espulsioni, errori difensivi e poca incisività sottoporta. Le ultime sei partite, oltre al raggiungimento dei famosi 43 punti, dovranno anche rappresentare una piccola inversione di tendenza per il futuro.

MANUEL MINGUZZI