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PRIMO GIRO: Il maltempo è stato il protagonista nella giornata iniziale dell’US Open, il secondo major stagionale che si sta disputando sul percorso dell’Oakmont CC (par 70), a Oakmont in Pennsylvania. Sono partiti solo 78 dei 156 giocatori nel field dei quali appena nove giunti in club house. 

Nella classifica provvisoria, che ha valore molto relativo, Matteo Manassero, unico azzurro in gara, è al 45° posto con un “+5”  maturato dopo 15 buche e con tre a disposizione per migliorarsi. E’ in vetta con “meno 3” Andrew Landry, fermato alla 17ª, seguito con “meno 2” da Bubba Watson (14ª) e dal neozelandese Danny Lee (13ª). Al quarto posto con 69 Scottie Scheffler e con lo stesso “meno 1” Harris English (12ª), Kevin Streelman (16ª) e l’inglese Lee Westwood (13ª).

Sono scesi in campo Jordan Spieth, numero due mondiale e campione uscente, 16° con “+1” alla 11ª insieme a Bryson DeChambeau, e Rory McIlroy, numero tre, 38° con “+4” dopo 13 buche alla pari con gli inglesi Danny Willett (12ª), vincitore del Masters, e Paul Casey (14ª).

Debbono iniziare, tra gli altri, il torneo gli australiani Jason Day, leader del world ranking, e Adam Scott, gli statunitensi Phil Mickelson, Dustin Johnson e Jim Furyk, lo spagnolo Sergio Garcia e i sudafricani Ernie Els e Louis Oosthuizen.

Si è ritagliato un momento di gloria, nato da cinque birdie e da due bogey, Andrew Landry, 29enne di Port Neches in Texas, con un titolo nel Web Com Tour, datato 2015, e solo tre volte al traguardo in undici gare stagionali, un guadagno di appena 69.130 dollari e il 624° posto nella graduatoria mondiale.

Cinque birdie e tre bogey nelle 14 buche di Bubba Watson e per Matteo Manassero due birdie, cinque bogey e un doppio bogey. 

PROLOGO: Matteo Manassero (nella foto) sarà l’unico italiano in gara nell’US Open (16-19 giugno), il secondo major stagionale in programma sul percorso dell’Oakmont CC, a Oakmont in Pennsylvania. Il veronese non vi partecipava dal 2013 e ha trovato posto nel field classificandosi nono nella qualifica disputata al Walton Heath Golf Club in Inghilterra.

Difende il titolo Jordan Spieth, numero due mondiale, che non appare nelle condizioni dello scorso anno, ma ciò non lo toglie dal terzetto dei grandi favoriti insieme all’australiano Jason Day, numero uno, e al nordirlandese Rory McIlroy, numero tre. In un evento nel quale si confronta praticamente quasi tutta l’élite golfistica (156 giocatori al via provenienti da 23 nazioni), occorre comunque dar luogo a una prestazione ben sopra le righe per avere la meglio, indipendentemente dalla posizione nel ranking perché la rosa dei possibili vincitori è piuttosto ampia e a volte emergono elementi non molto in alto nelle previsioni della vigilia come è accaduto nel Masters in cui ha avuto partita vinta l’inglese Danny Willett, sorprendendo proprio Spieth e il connazionale Lee Westwood, secondi a tre colpi. Dopo il primo titolo major Willett, nono nel world ranking. è stato molto alterno, uscendo al taglio nel The Players Championship e poi terminando terzo nel BMW PGA Championship. Forma indecifrabile, ma di sicuro una mina vagante.

A contribuire allo spettacolo ci saranno gli altri sei giocatori tra i top ten della classifica mondiale: Bubba Watson, Rickie Fowler, Dustin Johnson, lo svedese Henrik Stenson, l’australiano Adam Scott e l’inglese Justin Rose. C’è una certa attesa per Phil Mickelson, apparso su di tono nel FedEx St. Jude (2°), e per Dustin Johnson, quinto nella stessa gara, che magari per una volta potrebbe giocar bene anche in vista del traguardo dove di solito si defila. Sono da seguire anche lo spagnolo Sergio Garcia, il tedesco Martin Kaymer, i sudafricani Charl Schwartzel e Louis Oosthuizen e, con una certa curiosità, il neo pro Bryson DeChambeau, che disputò un ottimo Masters (21°) proprio prima di cambiare categoria. Non sono al top, ma non si possono non citare, Keegan Bradley, Patrick Reed, Zach Johnson, Matt Kuchar, Jim Furyk, il nordirlandese Graeme McDowell e il giapponese Hideki Matsuyama.

Avranno buone sensazioni, anche se probabilmente non hanno la possibilità di imporsi, il sudafricano Ernie Els e l’argentino Angel Cabrera, entrambi vincitori dell’US Open su questo campo, rispettivamente nel 1994 e nel 2007, anno in cui il major vi ha fatto tappa per l’ottava e ultima volta. Il percorso (par 70, yards 7.219), che è molto impegnativo e che sarà naturalmente preparato per mettere in ulteriore difficoltà i concorrenti, ha una prerogativa: la buca 12, par 5 di 632 yard, è la seconda più lunga dove si sia giocato il torneo.

Matteo Manassero, come detto, torna a disputare un major e questo crediamo che per lui sia già un grosso successo nel cammino che lo sta, sia pure lentamente, riportando ai livelli del passato. Magari senza tanta pressione addosso potrà ulteriormente ritrovarsi. Nel primo giro il veronese sarà sul tee di partenza della buca 1 insieme all’austriaco Bernd Wiesberger e a Daniel Berger, vincitore del St. Jude Classic la scorsa settimana, alle 7,40 ora locale.

Il montepremi è di 10.000.000 di dollari.