Pesaro, 2 giugno 2017 -  «Non sono indagato e il giudice stesso ha escluso qualunque mio coinvolgimento. Sono sereno, anzi, sono contento. Perché il gip ha confermato pienamente la mia trasparenza. Come anche le analisi ematiche e antidoping a cui mi sottopongo da quando ho 18 anni, risultate tutte negative. Però ora sono incasinatissimo, sto andando in Spagna, leggerò con attenzione tutto quello che è stato scritto appena avrò tempo. Devo riflettere». Filippo Magnini non si nega al telefono. Risponde alle chiamate che gli stanno arrivando in queste ore. E commenta con toni pacati la notizia che il suo nome è finito nelle carte della procura di Pesaro sull’inchiesta per doping in cui è imputato il suo medico nutrizionista Guido Porcellini, insieme con il suo amico e presunto socio in affari illeciti, Antonio De Grandis, ex dirigente sportivo della società di rugby di Pesaro.

Inchiesta in cui il campione figura tra i «destinatari» delle sostanze illegali, come ormoni della crescita e anabolizzanti, che Porcellini e De Grandis avrebbero fatto arrivare dall’estero, dalla Germania e soprattutto dalla Cina. Sostanze che, precisa la procura in una nota, «in base alle evidenze di indagine, non risulta che siano state assunte».

«Leggo che sono stato pedinato e anche intercettato – continua il nuotatore azzurro – e alla fine il gip ha confermato che sono totalmente estraneo alla vicenda». Il gip Giacomo Gasparini che, il 18 maggio 2016, a più di un anno dall’inizio dell’indagine, risponde picche alla richiesta di misura delle pm Valeria Cigliola e Monica Garulli per i due indagati, divieto temporaneo di esercitare la professione medica per Porcellini e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per De Grandis. E su alcune intercettazioni che hanno captato le conversazioni del campione con un altro nuotatore, Michele Santucci, («Per tutto l’altro discorso... da iniziare dopo le vacanze») il gip scrive che la procura ha «enfatizzato il valore dei dialoghi nei quali tra l’altro non è mai chiaro l’oggetto della conversazione ed emergono al più aspettative e piani per assumere un qualcosa di non meglio precisato per i prossimi due mesi».

«Capisco anche – continua Magnini – che il mio nome dà risalto a una vicenda che altrimenti ne avrebbe avuta molto meno. Mi dispiace che si cerchi questa risonanza. Ma al di là di parole, parole e parole, i fatti parlano chiaro. Sono sereno al cento per cento, è la conferma della mia trasparenza, quella in base alla quale ho scelto di fare il testimonial della campagna «I’m doping free»». Una trasparenza a prova d’esame. «Ho fatto centinaia di controlli, dai 18 ai 35 anni attuali, e sono tutti negativi. E oggi arriva un’altra conferma».