Mosca, 1 marzo 2017  - Il sistema di controllo non ha funzionato. Per la prima volta il presidente russo Vladimir Putin ha ammesso la colpa dello Stato nel mancato funzionamento del sistema anti-doping in Russia. 

"Il sistema di controllo sull'uso di sostanze dopanti, esistito finora in Russia, non ha funzionato: è colpa nostra. Bisogna dirlo senza giri di parole e ammetterlo", ha concluso, augurandosi che le indagini rivelino i colpevoli della situazione che si è creata. 

Il capo di Stato ha chiesto alle autorità competenti russe di prendere in considerazione i risultati delle indagini della Commissione indipendente, guidata da Richard McLaren, nonostante gli errori presenti in tale lavoro. 

Lo Zar lo ha detto a un incontro per la preparazione delle Universiadi 2019 a Krasnoyarsk. Secondo il presidente la Russia deve riconoscere i casi di doping, condurre le proprie indagini e identificare i colpevoli. 

"La cosa più importante è che dobbiamo ascoltare, nonostante gli errori di questa Commissione indipendente, i risultati del suo lavoro. Dobbiamo ascoltare le richiese della Wada (Agenzia mondiale anti-doping), perché bisogna riconoscere che abbiamo casi identificati e credibili di doping".