Bologna, 17 gennaio 2017 - Un anno indimenticabile da festeggiare con un evento unico e speciale. Gli Stadio hanno scelto la sede del “Resto del Carlino” per il secondo raduno nazionale dei propri fan: appuntamento sabato prossimo dalle 18 alle 21, un incontro di musica e chiacchiere, un abbraccio tra la storica band bolognese e il suo pubblico in collaborazione con Ascom, l’Associazione Panificatori, Cna, Rotopress, Tecnostampa, Eko Music Group,  Poligrafici Editoriale e Monrif Group. Non solo: il giorno prima, venerdì, gli Stadio riceveranno in Comune a Bologna il Nettuno d’oro, il riconoscimento dedicato a quelle personalità che hanno onorato la città con la propria attività professionale e culturale. Un omaggio inevitabile dopo la splendida vittoria al Festival di Sanremo dell’anno scorso con la canzone “Un giorno mi dirai”. 

Perché avete scelto di festeggiare al “Resto del Carlino”? 
«È stato un anno incredibile e irripetibile, è giusto che finisca in questo posto perché ci ha portato fortuna – risponde Gaetano Curreri, cantante e leader della band – : ci ha invitato come “Direttori per un giorno” e ci è sempre stato vicino, soprattutto nelle giornate del Festival».

Anche il Comune di Bologna ha deciso di premiarvi. 
«È un riconoscimento molto importante per noi, perché arriva dalla nostra città. Non ci poteva essere epilogo migliore per questi 12 mesi». 

Flashback: quando avete capito che potevate vincere il Festival?
«Nessuno di noi se l’aspettava, però abbiamo sentito subito che quella canzone piaceva ed entrava nel cuore delle persone. È montata un’onda positiva sera dopo sera, ma la nostra unica preoccupazione era soprattutto di non fare brutta figura». 

E dire che l’anno prima era stata messa da parte.
«È vero, ci ero rimasto anche un po’ male. Carlo Conti ci disse che non rientrava nel progetto di quel Sanremo, ma a settembre mi richiamò cantando il ritornello: mi ha detto “Vedi? Non me la sono dimenticata, devi portarla al Festival”. Ha avuto ragione lui».

La prima telefonata dopo la vittoria? 
«Vasco, ho risposto solo a lui. Era a Los Angeles, ma ha fatto un tifo incredibile e con il suo clippino ci ha dato la spinta decisiva. L’ha vissuto come un suo successo professionale, mi sa che se l’è goduta anche più di noi». 

I “vecchietti” che fanno fuori i ragazzini dei talent: vi siete sentiti un po’ così? 
«Non ho nulla contro i talent show, lavoro con bravissimi artisti che li hanno fatti, come Noemi, e capisco che siano una vetrina importante per farsi conoscere. Però noi veniamo da un mondo diverso e forse rappresentiamo proprio quei ragazzi che si approcciano alla musica come una volta: stanno in cantina e suonano, perché amano farlo, non gli interessa per forza finire in tv». 

Quanto si è allargato il vostro pubblico dopo Sanremo?
«Abbiamo passato un anno a fare selfie… vincere il Festival è un po’ come diventare Miss Italia». 

Vi hanno riscoperto? 
«Ai concerti succedeva spesso questo: di fronte ai nostri pezzi del passato, il pubblico si illuminava e dice “Ah vedi, questa l’hanno scritta loro…”. È una bella sensazione, come quando scopri uno scrittore e a ritroso vai a leggere i suoi libri precedenti». 

La sbornia è passata o dura ancora?
«Incontriamo i nostri fan e poi ci fermeremo un po’. Abbiamo bisogno di tornare nel nostro mondo, in “cantina” a scrivere nuove canzoni e portare avanti nuovi progetti. Non ammuffiremo certo in uno studio tv».

Tornerete a scrivere per il cinema?
«Magari, speriamo ci sia l’occasione. Carlo (Verdone, ndr) lo sa, io non vedo l’ora».

Chi vince Sanremo quest’anno?
«Spero Fabrizio Moro, è un talento purissimo della canzone d’autore italiana».

Durissima con Al Bano in gara.
«Lui è un fenomeno. È stato male poche settimane fa e va al Festival come se niente fosse. Una forza della natura».