Milano, 15 dicembre 2016 - Amadeus, cosa dobbiamo aspettarci da questo “Music Quiz”, prodotto da Endemol, che va in onda domani su Raiuno in prima serata e che vedrà come guest star proprio Al Bano? «È soprattutto un gioco, una festa. Non bisogna essere cultori di canzoni per partecipare. Per esempio io faccio ascoltare un brano e non bisogna indovinare il titolo ma l’interprete. Sarà un gioco anche per la famiglia, che da casa proverà a rispondere. Secondo me è quasi un programma radiofonico, che si potrebbe anche solo ascoltare».

I concorrenti saranno tutti Vip. Perché ultimamente i programmi hanno così bisogno di personaggi famosi?
«È un format francese che poi ha avuto successo in tutto il mondo. In un quiz che è veramente un quiz, va benissimo anche il concorrente sconosciuto, ma qui si tratta di altro, sarà una vera festa, servono otto persone che facciano spettacolo. Vi ricordate di “Furore”?»

Molti personaggi televisivi, come lei, come Gerry Scotti, come Nicola Savino, vengono dalla radio. Qual è il rapporto fra questa e la tv?
«Io ho cominciato a fare radio alla fine degli anni ’70 ed è stata una palestra formidabile. La radio è un mondo misterioso e magico, fatto di voci e suoni. Devi imparare a improvvisare, perché la radio ha bisogno di parole, non di immagini.»

Perché X Factor lo si fa in tv e non alla radio?
«Il percorso per un aspirante artista è cambiato. Una volta c’erano le cantine, i locali, i club, i provini da portare ai discografici. Oggi ci sono i talent che però non significano successo automatico. Uno vince un talent ma non è detto che duri. Se si è esibito nelle cantine e nei locali è probabile che abbia maggiori chances. Serve anche la fortuna: ci vuole talento, carisma, il pezzo giusto al momento giusto. Il talent è un trampolino ma poi bisogna vedere se sotto c’è l’acqua».

Se Amadeus fosse musica, che musica sarebbe?
«Sicuramente la disco degli anni ’70, quella che mi ha spinto a fare questo mestiere. KC and the Sunshine band, la Ritchie Family, la musica da discoteca che ti faceva venire voglia di ballare, di scatenarti in pista. Erano interpreti eccezionali che durano ancora oggi e dureranno per sempre».

Quando è stata l’ultima volta in cui ti sei arrabbiato?
«Quando perde l’Inter. Cioè molto spesso, purtroppo.»

Chi hai invidiato nella tua vita?
«L’invidia è un sentimento che non conosco. Se qualcuno ha successo non dico mai ‘perché a lui e non a me’? L’invidia non ti porta a niente. Casomai mi piace stare vicino a quelli che hanno successo, per studiarli, magari per rubargli qualcosa. Mi piace impegnarmi per essere come loro. Preferisco essere un panchinaro che ogni tanto gioca qualche scampolo di partita ma in serie A, piuttosto che essere titolare in serie B».

Il della tua vita?
«Lasciare l’Eredità nel 2006. Ma si impara anche dagli errori. Oggi sono più saggio.»

II concerto più indimenticabile a cui hai assistito?
«Premetto che a me piacciono i concerti in cui l’artista fa la canzone esattamente uguale al disco. Detto questo, ho visto concerti spettacolari come quelli di Michael Jackson o di Carlos Santana. Ho il rimpianto di non aver mai assistito a un concerto dei Queen».

La peggior brutta figura?
«Sul palco non mi vergogno di niente, può accadermi qualsiasi cosa. Ma nella vita privata sono l’opposto, sono prudentissimo. Quindi non chiedo mai a una donna che vedo con un ragazzo ‘E’ suo figlio?’, per scoprire che è il suo fidanzato. Oppure non domando, sempre a una donna, ‘E’ incinta?’ per sapere che invece è solo un po’ sovrappeso. Sul palco sono sfacciato, nella vita quotidiana molto guardingo.»