Ricordate la scommessa di Pascal? Conviene credere, giacché se Dio esiste si ottiene la salvezza ed è garantito il paradiso; se Dio non esiste avremo comunque condotto un’esistenza onesta, seguendo i principi cristiani che corrispondono al rispetto e all’amore per l’uomo. In sostanza, su un piano nobilmente opportunistico, lo schema sintetico della scommessa è il seguente: «Dio esiste e io ci ho creduto, + (ho guadagnato); Dio non esiste e io ci ho creduto, x (non ho perso né guadagnato); Dio esiste e io non ci ho creduto, – (ho perso); Dio non esiste e io non ci ho creduto, x (non ho perso e non ho guadagnato)».

Mi è tornato in mente questo felice paradosso, come un sistema perfetto, conversando con il vescovo di Massa Marittima, Carlo Ciattini. A lui ho fatto una considerazione “pascaliana”. L’Istat ha fornito un dato relativo alla disoccupazione giovanile, tra i quindici e i ventiquattro anni, eticamente intollerabile e politicamente inaccettabile: il 35,4%. La mia reazione è stata durissima giacché, nonostante la spontanea richiesta di lavoro, quello è il tempo in cui un giovane deve studiare e prepararsi a un lavoro corrispondente alle sue capacità. Dandosi altri parametri, in quel segmento di “disoccupazione giovanile” il dato statistico dovrebbe essere pari a zero. Ma la riflessione di Massa Marittima è stata un’altra: se è difficile trovare lavoro per i giovani, perché c’è una così forte diminuzione delle vocazioni? Essendo la fede una componente spirituale, di incerta definizione, perché i giovani non intendono la scelta del sacerdozio, in una chiesa effervescente di idee nuove, come un lavoro possibile? Avere una parrocchia, poter contare su una chiesa e una casa in cui accogliere i giovani, lavorare con le anime, nel confronto delle idee e del momento del drammatico scontro fra le religioni, non è una prospettiva? Abbiamo migliaia di chiese abbandonate che sono luoghi di spiritualità e di bellezza, senza cura e senza custodia. Parroci in prestito, intere comunità senza alcun conforto, prima che religioso, spirituale. Farsi sacerdoti non mi sembra una cattiva prospettiva. Per sé, anche egoisticamente, e per gli altri, per il prossimo tuo, da indirizzare, da educare, da coltivare. Il sacerdozio, nella visione pascaliana, è una scommessa: se Dio esiste sarà stata la scelta giusta. Se Dio non esiste, un lavoro, un impegno, non indecoroso, lo avrai avuto. I giovani disoccupati, tra i quindici e i ventiquattro anni, non ci hanno pensato? Un’altra volta parleremo delle monache. Meglio pregare in un convento o fare le cubiste in discoteca?

@VittorioSgarbi