“Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti” scrisse così Isaac Newton in una lettera a Robert Hooke. Era il 5 febbraio del 1676. Ma l’idea di stare “sulle spalle di giganti” arriva dalla mitologia greco-romana, con il gigante Orione, accecato, che si siede sulle spalle di Cedalione; così lui lo porta al cospetto di Eos, dea dell’aurora, che gli ridona la vista. Metafora che pare abbia usato anche Bernardo di Chartres nel 1159. Ce lo rivela Giovanni da Salisbury nel Metalogicon: “Diceva Bernardo di Chartres che siamo come nani assisi sulle spalle dei giganti, cosicché possiamo vedere più cose e più lontano di loro”. A prescindere dai testi classici, il concetto in orologeria è chiaro ed è riconducibile al più prosaico “l’unione fa la forza”. Perché un marchio che appartiene a uno dei grandissimi gruppi dell’orologeria odierna – e quindi, in rigoroso ordine alfabetico: Kering, Lvmh, Richemont e Swatch – ha la vita decisamente più facile potendo utilizzare straordinarie sinergie inimmaginabili per altri. Tanto per dire, i marchi del gruppo Richemont possono contare sull’immenso know-how della manifattura Jaeger-LeCoultre. Quelli di Swatch, oltre ai movimenti Eta e alla componentistica Nivarox, sulla potenza di fuoco di Omega che ha condiviso, per esempio, la tecnologia “Liquid Metal” per le parti in ceramica di altri brand del gruppo e così via. Per non parlare della forza economico-finanziaria che consente di sviluppare e pianificare progetti importanti; pragmaticamente, ciò vuole anche dire che il nostro orologio con ogni probabilità potrà essere riparato e assistito ben oltre la nostra vita.